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Buongiorno,
Da giorni non posso più scaricare nessun libro. Per qualsiasi titolo esce il bollino rosso e la scritta NON DISPONIBILE. L'assistenza MLOL dice che avevo un blocco sul mio profilo che ora è stato tolto ma purtroppo non è cambiato nulla. Non posso più leggere niente. Cosa posso fare?
شامل کے گئے حالیہ جائزے
R: La signora Dalloway - Virginia Woolf
RECENSIONE CORALE A CURA DE "I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI"
"Mrs Dalloway" viene pubblicato per la prima volta il 14 maggio 1925 e noi lo abbiamo letto proprio durante il suo mese di pubblicazione. Virginia Woolf aveva una quarantina d’anni quando lo ha scritto e stava sperimentando qualcosa di nuovo: raccontare una sola giornata dall’interno di una persona, seguendo il flusso della coscienza di chi la viveva.
La prima parola che è venuta in mente per descrivere questo romanzo è stata FATICOSO. Non è una critica, ma più una constatazione sul fatto che la scrittura di Virginia Woolf non sia sempre così semplice o immediata da comprendere (e che una rilettura possa aiutare a chiarire o aggiungere altri dettagli). Ogni persona che si incontra in questo romanzo è una bolla, e ognuna rimane nel suo. Il testo è FRAMMENTATO, FRAZIONATO, CAOTICO, e forse il motivo è da ricondurre ai personaggi, che sono tantissimi, ognuno con una voce che moltiplica una trama lontana dalla linearità e destinata a “perdersi”.
Eppure, proprio in questa frammentazione sta la genialità. La struttura è CONCATENATA, ONDOSA - proprio come quando si galleggia nei pensieri - e passa di mente in mente senza soluzione di continuità. Virginia Woolf costruisce un intreccio che è più una “corrente” trascinante che una catena: FLUIDO, si scivola da una bolla all’altra, e ogni storia tocca le altre, spiegando diverse sfaccettature di uno stesso mondo senza mai fondersi del tutto.
È un romanzo INTROSPETTIVO nella misura più estrema: una sola giornata a Londra, dotata di tantissimi vortici di pensieri e moti dell’animo che si accumulano fino a diventare vertiginosi. Virginia mette sé stessa in ogni personaggio, per questo "Mrs Dalloway" può essere considerato un libro AUTOBIOGRAFICO in senso profondo. I personaggi con cui si entra in contatto è come se facessero un’analisi del mondo interiore di Virginia: le sue contraddizioni, i suoi rimpianti, la sua vicinanza (e distanza) dal mondo aristocratico che frequentava e giudicava al tempo stesso. Questo perché il libro è anche COMPLESSO e CONTRADDITTORIO. Woolf prendeva in giro l’aristocrazia, era vicina al socialismo del gruppo di Bloomsbury, eppure Clarissa Dalloway è una donna dell’alta borghesia londinese, attenta alle apparenze, un po’ LEZIOSA nel voler mantenere una certa immagine di sé (ma non viene mai giudicata del tutto). C’è chi al primo impatto l’ha trovata SNOB (Virginia stessa si definiva “ironicamente” così) e non è una reazione sbagliata: Clarissa stabilisce distanze - dal marito, dalla figlia, dagli amici della giovinezza - ed è una flâneuse, come la definisce Nadia Fusini: segue i passi per le strade di Londra quasi senza una meta, attenta a tutto ciò che accade intorno a lei, consapevole di quello che ha scelto di essere.
Il romanzo è tutto giocato su inclusione ed esclusione: la protagonista deve decidere chi invitare e chi no alla sua festa, e Septimus Warren Smith è la manifestazione più estrema di quell’esclusione: reduce di guerra che non riesce a sopportare di essere sopravvissuto al suo amico, “impazzito” e accudito dalla moglie Lucrezia, una ragazza milanese di basso ceto, colta per nulla, strappata dalla sua Italia. Septimus può essere considerato il rovescio oscuro di Clarissa: il suo suicidio arriva come notizia durante la festa, eppure non la distrugge. Ed è qui che il libro diventa DANTESCO, nel senso più preciso: Clarissa - da clara, luce - come inno alla vita da una parte e la morte che non rovina la festa e non è la fine di tutto dall’altra.
Il tono è MALINCONICO. Ogni personaggio ha una sua collocazione e rimpiange il passato. Il discorso sulla guerra - affidato a Septimus - è profondissimo: lui non sopporta di essere sopravvissuto, e quella sopravvivenza gli distrugge la mente. Gli accadimenti del passato e del presente si intrecciano continuamente, e la Londra del dopoguerra è una città che cammina sul trauma senza nominarlo mai espressamente (si sente, non si vede, ma c’è). "Mrs Dalloway" non è stato semplice da leggere, ma ha riservato tante riflessioni e sorprese nella narrazione (tutt’altro che scontata).
Qui di seguito vi lascio alcuni approfondimenti:
https://www.raicultura.it/amp/letteratura/articoli/2018/12/Lidia-Ravera-scoprire-Virginia-Woolf-d4f356a4-7d48-495a-9bdf-6cef9803d8c9.html?fbclid=IwY2xjawSNGslleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBLak9oQnJaaWVQenJnOGxLc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHmwiAQkwxCWJ0OG0k7l89q1okX1cUPWkXdXj798OxXy_ilmVIQn69JEWkAIe_aem_0Okzv5cHJ8iwHTVQQIfNLQ
https://www.raicultura.it/amp/letteratura/articoli/2020/03/Mrs-Dalloway-di-Virginia-Woolf-29a8815f-d6d0-4102-882c-6373dc4358c5.html?fbclid=IwY2xjawSNGuhleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBLak9oQnJaaWVQenJnOGxLc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHlNTzfvNkkrxRn0tYDHC10QU6Oaq56c5Lh1tGD2n86RWNZCuqG0IpINJW6GI_aem_yM6t4k66RK2_LxgSafj3vA
Qui trovate i riferimenti extra testuali emersi durante la discussione:
- "La crociera", romanzo del 1915 di Virginia Woolf
- "Del giardino", libro di Vita Sackville-West
- Il film "The Hours" (2002)
9 agosto 378 - Alessandro Barbero
La storia: come farla capire a chiunque, e renderla attuale. Bello!
Ombre folli - Joseph Roth, Stefan Zweig
magnifico, dovrei comprarlo.
Segni del sacro - [Renata Massa]
“Segni del sacro – Gli argenti del Museo Diocesano di Brescia” (SilvanaEditoriale, 2025) è un saggio che ci introduce nel mondo magico dell’oreficeria sacra. È bene innanzitutto ricordare in proposito che a partire dalla prima metà del XVI secolo il paratico degli orefici bresciano annoverava oltre trecento artigiani, che già nel 1483 avevano potuto chiamare il più importante artista dell’epoca, Vincenzo Foppa, per la realizzazione della pala d’altare della loro cappella presso la chiesa di Santa Maria del Carmine.
Dalle importantissime botteghe orafe uscì un vero tesoro d’arte sacra, conservato nelle chiese locali, e per il quale, già dal 1988, la Diocesi di Brescia ha iniziato un sistematico lavoro di inventariazione.
L’autrice ci offre un catalogo ragionato delle suppellettili liturgiche, il cui studio è spesso riservato ad un pubblico esclusivo di addetti ai lavori: il libro ha invece tutt’altra intenzione, cioè quella di avvicinare all’argomento anche chi non ha una preparazione tecnica specifica e per questo utilizza un linguaggio discorsivo, scientificamente ineccepibile ma alla portata di tutti.
Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/segni-del-sacro-renata-massa/
L'ultimo segreto di Majorana - [Lorenzo Paletti]
Quando, com’è normale fare in libreria, si prende tra le mani questo tomo e lo si sfoglia, si ha l’impressione di avere a che fare con la “follia” di un autore, Lorenzo Paletti, che ha accumulato una pagina sull’altra, di fogli stampati, forse seguendo una qualche logica, o forse no, al fine di ottenere settecento pagine. Poi, iniziando a leggere, la prefazione di Massimo Polidoro, co-fondatore con Piero Angela e segretario nazionale del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, incuriosisce e rassicura, spingendo in un’avventurosa lettura.
Lettura che supera inizialmente un doveroso glossario scientifico e poi un’agguerrita premessa sul motivo di una seconda edizione, questa, che è scaturita dalle forti polemiche suscitate dalla prima, con le accuse all’autore mosse dal social media manager e dallo staff dei canali online di Rolando Pelizza. La premessa è quindi arringa difensiva, ma anche una prima introduzione al secondo volume. Arriva poi, a pagina 5, una seconda introduzione che cattura il lettore, suscitando il fascino necessario ad affrontare le prossime seicentonovantasette pagine.
Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/lultimo-segreto-di-majorana-lorenzo-paletti/
Avventure molecolari - Pellegrino Musto
beloo
...che Dio perdona a tutti - Pif
Sembra di vedere il film , tipico racconto di Pif. Tante citazioni che a volte infastidiscono (se non le conosci) .
Agente immobiliare amante dei dolci con la ricotta si innamora della proprietaria della pasticceria, che è però cattolica praticante. Per sposarla diventa anche lui molto zelante, anzi troppo…questo lo porta a fare scelte discutibili nel lavoro e anche in società. Alla fine la moglie lo lascia, e lui perde il lavoro. Ma troverà da consolarsi….
Un po’ banale secondo me, meglio vederlo al cinema.
Chanel by Lagerfeld - Emma Baxter-Wright
Veloce e rapido ma arriva al punto.
Il freddo in faccia - Fabrizio Senici
Gennaio 2018. Il sessantenne Javier Francisco Martinéz, ingegnere aerospaziale, arriva a Brescia dall’Argentina in quanto invitato a far da relatore a un convegno. Quello che lui immagina come un breve soggiorno di lavoro, però, viene subito sconvolto da inquietanti circostanze. Il convegno sembra non esistere affatto, ma ciò è nulla in confronto ai messaggi anonimi che iniziano ad arrivare sul suo cellulare e che lo mettono al corrente di un fatto tragico: la morte per suicidio, nel 1978, dell’ex compagno di liceo Flavio Cordeiro.
Il mistero si infittisce e, per risolverlo, Martinéz non ha che una possibilità: trovare il coraggio di affrontare i fantasmi del proprio passato. Significa tornare con la mente a quarant'anni prima, a quando ancora si chiamava Francesco Santi, detto Franci, e con gli amici militava nei partiti di sinistra sognando la rivoluzione sociale. Vuol dire ricordarsi di quando anche a Brescia scorreva il sangue della stagione delle stragi politiche e nelle piazze sventolavano le bandiere dei più disparati partiti e movimenti.
Nel romanzo “Il freddo in faccia” (Liberedizioni, 2026), lo scrittore bresciano Fabrizio Senici dà vita a un racconto coinvolgente che cattura come un thriller e che, pagina dopo pagina, fa affiorare un doloroso ritratto della Brescia degli anni di piombo attraverso il ricordo di un gruppo di ex amici, toccando tematiche importanti quali il rapporto tra coscienza e azioni, il confine tra bene e male, la colpa e il rimorso, l’abisso tra ideali ed estremismo, il margine talvolta slabbrato che separa i propri sogni dalla possibilità di tradirli.
La recensione completa la trovate qui: https://www.bresciasilegge.it/il-freddo-in-faccia-fabrizio-senici-recensione/
Il tempo dell'orologiaio - Maurizio De Giovanni
Peccato, solo due, una mini serie.
Aspettando il film
La consolazione delle stelle - Karin Boye
Un piccolo gioiello. È la definizione che mi è venuta più naturale per descrivere "La consolazione delle stelle". A tratti, alcuni versi di Karin Boye mi hanno ricordato quelli di Emily Dickinson: la stessa delicatezza, la stessa ricerca silenziosa di un senso, quel misticismo naturale che non sta nelle grandi rivelazioni, ma in un’immagine piccola che all’improvviso si schiude e diventa un mondo interiore. Bellissimo.
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Ho domandato stanotte a una stella
- luce lontana e inabitata - :
«Chi illumini tu, ignota stella?
Tanto grande e chiara procedi»
Mi ha allora rivolto uno sguardo di stella, rendendo muta la mia pietà:
«Illumino una notte eterna.
Illumino uno spazio senza vita.
La mia luce è un fiore che appassisce nel tardo autunno dei cieli.
E questa luce a consolarmi.
Questa luce basta a consolarmi.»
I dolori del giovane Werther - Johann Wolfgang Goethe
Quando ho iniziato "I dolori del giovane Werther" pensavo di leggere “solo” un classico importante, non pensavo che finendolo mi sarei ritrovata con un senso di malinconia e la testa piena di immagini vivide, come se non avessi semplicemente seguito una storia ma attraversato, dall’interno, una sensibilità troppo grande sia per trovare pace sia per restare in silenzio.
Quello che colpisce di più è sicuramente la qualità delle descrizioni: non si tratta solo di paesaggi belli o sublimi, ma di paesaggi emotivi. La natura non sta intorno a Werther come uno sfondo; è uno specchio, una lingua alternativa, quasi un’interlocutrice. Le parole con cui osserva un prato, un tramonto, un temporale hanno la stessa densità (e intensità) con cui vive l’amore, la gelosia, la vergogna, la tenerezza, la rabbia. Come se il mondo esterno fosse l’unico luogo abbastanza vasto per contenere ciò che dentro di lui è troppo grande.
Werther ama la natura perché lì, finalmente, non deve indossare un ruolo. È l’unico spazio in cui non si sente corretto o raddrizzato; l’unico luogo che non gli chiede di rientrare in una forma. Nella società, invece, tutto sembra già deciso in anticipo: come ci si comporta, cosa è lecito desiderare, quanto ci si può esporre, persino con quale intensità si può provare qualcosa. La natura lo accoglie così com’è e non lo guidica, e per lui questo significa avere una libertà assoluta (non è un caso che il suo desiderio finale sia quello di essere sepolto “tra due tigli”, in un luogo che l’ha fatto sentire a casa più della sua stessa abitazione).
In "I dolori del giovane Werther" c’è anche un altro confronto potentissimo ed è quello con il titanismo. Il titanismo, in senso romantico, è spesso associato a un io che sfida il mondo, che non si arrende anche quando potrebbe essere finita, che vuole “tutto”. Werther ha questa fame di assoluto - vorrebbe tanto un amore totale con Lotte - ma la cosa che gli manca è il versante da “conquistatore”, ha un’energia senza azione, ma non per questo risulta poco affascinante. Werther non sopporta le convenzioni sociali e finisce per sfuggirle nel modo più definitivo. Ma ciò che il romanzo mostra bene è che non si tratta solo di ribellione: è un’incompatibilità profonda, derivata da due diversi modi di percepire.
«Ma come fa questa gente a fondare tutta la propria vita interiore sull'etichetta, a rivolgere per anni ogni interesse, ogni ambizione esclusivamente alle strategie utili a migliorare la sua posizione nella gerarchia della tavola?»
E un diverso modo di sentire lo ha anche rispetto ad Albert. Lui e Werther non sono solo due uomini che amano la stessa donna: sono due modi opposti di abitare la vita. Werther è idealista, sognatore e irrazionale; Albert è ordine, ragionevolezza e praticità. Lotte vuole bene a Werther - in modo autentico, in un modo che non può, visto che è promessa sposa a qualcun altro - e questo legame è anche ciò che più lo distrugge. Se lei fosse fredda e distante, sarebbe più semplice trasformare tutto in rancore. Invece no: c’è vicinanza, c’è una sorta di intimità dell’anima, di empatia, che però non osa diventare mai una decisione fuori dalle regole imposte (che sia per mancanza di coraggio o per troppa “fedeltà).
«A volte non capisco come possa amarla, abbia il diritto di amarla un altro, quando io la amo in modo così esclusivo, così profondo, così pieno, senza capire, senza sapere, senza avere altro che lei.»
Il fatto che il romanzo abbia portato a suicidi emulativi è un’ombra che si allunga sulla lettura e la rende ancora più complessa (https://www.storicang.it/a/werther-e-moda-suicidio-per-amore_15031). Qui la disperazione, infatti, è raccontata in maniera così suggestiva da essere struggente, e viene descritta con parole intensissime e con un’aura romantica: Werther soffre in modo annientante, tanto che il suo gesto estremo diventa l’unico modo per dare un senso a ciò che prova (non perché il libro giustifica quanto fatto da Werther, ma perché lo rappresenta con forza emotiva e trascinante).
Werther non parla solo di un amore impossibile. Parla del dolore di non riuscire a tradurre la propria vita interiore in una vita vivibile. La natura, l’amore, l’amicizia, la scrittura stessa: tutto nel romanzo diventa tentativo di dare forma e parole a ciò che spesso non ne ha (o fatica ad averne). La sensazione è che, per quanto estremo, Werther non sia un personaggio così tanto lontano; ma racchiude una possibilità umana: una febbre dell’anima che può prendere chiunque, soprattutto quando si sente troppo e non si trova un posto nel mondo. E poi c’è la letteratura (in questo caso Goethe), che per un attimo, prende tutto questo sentire e lo trasforma in qualcosa di meraviglioso.
Tergiversando - Cristina Vischi
C’è chi sceglie i libri dalla copertina, a me spesso capita di farlo dal titolo.
Perché, a volte, alcune letture già dal nome stuzzicano l’attenzione e la curiosità dando l’idea di parlare la mia stessa lingua, di accogliermi in un ambiente noto e rassicurante, di condividere un mio sentire, di intercettare il mio modo di essere. Stabilendo fin da subito, in ultima analisi, una sorta di affinità elettiva con l’autore. E, non a caso, è proprio “Le affinità elettive” il classico da cui prende avvio la trama del libro di cui sto parlando, scelto a scatola chiusa solo sulla base di sensazioni positive scaturite proprio dal titolo, “Tergiversando” (Temperino Rosso, 2025).
Un romanzo che ricevo direttamente dall’autrice, Cristina Vischi, ingegnere dell’informazione nata e cresciuta a Brescia qui al suo esordio narrativo. Saprà il libro mantenere le promesse e non deludere le mie aspettative?
Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/tergiversando-cristina-vischi/
L'enigma delle monete perdute - Eleonora Baronio
È il 15 febbraio e per Brescia da secoli significa una sola cosa: la fiera dei Santi Faustino e Giovita, patroni della città. È la giornata in cui il centro si anima e le strade sono invase da bancarelle provenienti da ogni dove, da profumi e colori e da un fiume di persone che l’attraversa da nord a sud. Un’occasione di festa, ma anche un invito a riscoprire le specialità gastronomiche e soprattutto le bellezze del centro storico.
Tra le bancarelle della fiera si muovono con occhi curiosi anche Marco, Giulia e Luca, tre amici inseparabili accomunati da una grande passione per i misteri. Nonostante la giornata di festa, gli enigmi non vanno in vacanza ed è proprio presso lo stand di un collezionista che trovano la loro prossima avventura: alcune preziose monete sono scomparse nel nulla! Urge l’immediato intervento dei detective del quartiere.
Marco, Giulia e Luca sono i giovani protagonisti di “L’enigma delle monete perdute” (Editore Mannarino, 2025) della bresciana Eleonora Baronio, che dopo aver inventato storie per i nipoti, firma un racconto per i più piccoli e le più piccole (età di lettura: dai 7 anni) ambientato nella sua città, ben rappresentata in copertina. Non solo un giallo con indizi e passaggi segreti, ma un viaggio alla scoperta di Brescia e di quei luoghi che la rendono unica.
Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/lenigma-delle-monete-perdute-nel-racconto-per-ragazzi-ambientato-durante-la-fiera-di-san-faustino-scritto-da-eleonora-baronio/
Al 17% - Filippo Soncina
Dalle pagine di “Ingredienti per una vita di formidabili passioni”, Luis Sepúlveda ha tenuto a dirci che la letteratura che vale è quella che riesce a dar voce a chi, di voce, non ne ha. Pare forse azzardata la sottile linea rossa che unisce da una parte del capo lo scrittore cileno di fama internazionale e dall’altro un ragazzo gardesano, di San Felice del Benaco, al suo esordio narrativo.
Eppure, l’urgenza che ha dato corpo al libro “Al 17%. Perché capire la vita è sopravvalutato” (Self-publishing, 2025) è scaturita nel giovane Filippo Soncina proprio dalla necessità di dare voce a un sé stesso reale, vero, “disordinato, emotivo, vivo”, in relazione colloquiale con un immaginario lettore che si fa paradigma di una generazione.
Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/al-17-filippo-soncina/