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Canto della pianura
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Haruf, Kent <1943-2014>

Canto della pianura

NNE, 2016

خلاصہ: A Holt, una cittadina sperduta nelle grandi pianure del Colorado, vivono Tom, un insegnante separato e padre di due gemelli adolescenti, Victoria che, ancora ragazzina, si scopre incinta e viene scacciata dalla madre, e due anziani agricoltori che, con affetto paterno, sceglieranno di prendersi cura di Victoria. Le storie di questi personaggi, sfiorati dalla malinconia di vivere ma anche pronti alla curiosità e all'ironia, si dipanano sullo sfondo di un paesaggio carico di suggestione.

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Alice Raffaele
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“Canto della pianura” è il primo volume della Trilogia di Holt, pubblicato già una ventina di anni fa da Rizzoli ma senza troppo successo. NN Editore ha pubblicato tre anni fa per primo “Crepuscolo” (che è il secondo della trilogia) ma è riuscita così a lanciare l’autore. Io ho preferito attenermi all’ordine cronologico di scrittura, scegliendo “Canto della pianura”, perché, anche se i romanzi successivi non sono collegati e hanno in comune solo l’ambientazione nella cittadina immaginaria di Holt, sono presenti comunque piccoli riferimenti ai personaggi.
L’aggettivo che userei per definire “Canto della pianura” è familiare. “Familiare” nel senso di “comune”, perché le vicende dei personaggi di Holt non sono storie a noi sconosciute, dalla ragazza minorenne incinta agli episodi di bullismo verso i più piccoli, dalle separazioni coniugali a quei genitori “elicottero” che intervengono quando gli insegnanti, secondo loro, non valorizzano e prendono di mira i loro figli. “Familiare” perché ho sempre pensato ai fratelli McPheron come a due cari nonni, che si prendono cura come possono di Victoria, superando le distanze generazionali e sforzandosi di instaurare un dialogo e poi un rapporto con lei. La difendono da Dwayne e dalle opinioni della gente; insistono per regalarle la culla più accessoriata; si inventano storie sulle giovenche al solo fine di tranquillizzarla. La famiglia sono anche le persone che scegliamo. Credo sia “familiare” perché è molto realistico, quasi in modo assoluto; l’autore non si risparmia, per esempio, nelle scene aventi protagonisti gli animali: il controllo delle vacche all’inizio e l’autopsia del cavallo verso la fine. I particolari non possono che provenire da storie vissute, a lui familiari.
Anche gli altri temi affrontati dal romanzo sono frequenti nella nostra quotidianità. Ci sarebbero molte cose da dire sui vari personaggi: mi limiterò a dire che il mio preferito, a parte i fratelli McPheron, è Maggie Johns: donna con un carattere forte, in grado di risolvere i problemi, non si fa prendere dal panico, che “qualche volta è stata sconfitta” ma ciò non ha influenzato la sua benevolenza verso gli altri.
Lo stile di scrittura di Haruf è molto pulito, essenziale, eppure così toccante in certi momenti. Attraverso i capitoli a più voci e i diversi punti di vista, riesce a fare un ritratto a 360 gradi della cittadina del Colorado e dei suoi abitanti. Il narratore esterno è molto obiettivo, non giudica mai i personaggi, lascia che siano le parole dei protagonisti a trasmettere le loro opinioni.
Ho letto questo libro due anni fa, divorando poi anche gli altri due libri della Trilogia così come “Le nostre anime di notte” e “Vincoli”, scollegati ma sempre ambientati a Holt. Per questo incontro, ho scaricato l’audiolibro per ottimizzare i tempi. Solitamente non vado matta per gli audiolibri, eppure “Canto della pianura” sentito mi ha sorpreso. Mi sono ritrovata a sfruttare ogni buco nella giornata, ogni spostamento a piedi, i minuti la mattina a prepararmi o la sera prima di coricarmi; ascoltavo la storia con curiosità, nonostante appunto già la conoscessi. Mi ha ricordato quando, durante l’infanzia, mi venivano raccontate storie la sera o quando in colonia a Cesenatico, prima di dormire e dopo le preghiere, ogni sera veniva proposta una narrazione diversa. E’ stato familiare anche per questo.
Ecco, termino questa lunga recensione con questo consiglio: provate ad ascoltare Kent Haruf, non solo a leggerlo.

Alice Raffaele
46 posts

La recensione dell'incontro de "I MiseraLibri", di Rachele Baresi.

Basta sfogliare le prime pagine del "Canto della Pianura" per trovarci trasportati per le strade di Holt, ed essere invitati, dalle essenziali descrizioni dell'Autore, nelle case dei protagonisti: Tom Guthrie, insegnante di Storia Americana, lasciato dalla moglie,che tenta di trovare un nuovo equilibrio tra la gestione dei figli, il lavoro e uno studente irrispettosamente prepotente; i suoi figli Ike e Bobby, impegnati a diventare grandi, dopo l'abbandono della madre; Vittoria Roubideaux, incinta a 17 anni e, per questo motivo, cacciata di casa dalla madre; Maggie Jones, insegnante risoluta e convincente, sempre pronta a dare una mano; Harold e Raymond McPheron, anziani scapoli che accolgono Victoria nella loro fattoria fuori città.
Storie di solitudine, di microcosmi a caccia di legami, storie in cui l'abbandono, comune punto di partenza, segna l'inizio di una nuova avventura, colma di speranza e conforto.
Ne risulta un romanzo sincero per come l'autore lascia la parola ai suoi personaggi, delicato e vero per come vengono affrontate alcune tematiche in maniera chiara e non esasperante, familiare per la capacità evocativa degli eventi narrati. Emerge la natura degli abitanti di queste sterminate praterie, l'assenza di legami di parentela, il connaturato istinto di sopravvivenza alle avversità.

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