Gaetano Cinque

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Diario minimo di uno scrittore esordiente - Gaetano Cinque

Diario minimo…può considerarsi un vero e proprio manuale, una guida mentale e psicologica, ma anche decisamente tecnica e strumentale per aspiranti scrittori, per coloro che, volendo pubblicare un loro primo testo, assumono la dicitura “esordienti”.
E proprio perché questa definizione resta in molti casi indelebile, quasi un marchio, il testo intende apportare qualche chiarimento su un mondo che ai neofiti risulta veramente incomprensibile.
Innanzitutto dibattendo qual è il rapporto tra scrittura e letteratura. E soprattutto cosa succede se uno scrittore esordiente decide di non seguire mode e mercato, editoria di successo e concorsi nazionali.
Fare un’autoanalisi della propria vena narrativa, ricercare i motivi che sono alla base di progetti letterari e rappresentarli con le motivazioni immediate e sincere, diventa istruttivo e di grande aiuto per chi inizia a misurarsi con il proprio io creativo.
Il testo quindi si offre come manifesto programmatico per chi resterà ai margini della grande editoria. Essere autori minori non vuol dire però essere poco significativi, anzi!
Il più acuto interprete del sentimento di marginalità è stato un grande della letteratura mondiale: il portoghese Fernando Pessoa, il cui pensiero rivive nell’ultima parte del Diario minimo…

Una sana follia - Gaetano Cinque

Il romanzo Una sana follia (Giovane Holden edizioni, aprile 2018) si presta a due piani di lettura: il primo è quello esterno, di superficie, e riguarda un’argomentazione molto diffusa su come agire quando si decide di aver con sé un cane, o preso al canile o acquistato ad un allevamento. Ci sono nel romanzo tutti i temi molto sentiti e dibattuti circa l’educazione/addestramento del cucciolo, quelli concernenti il tipo di relazione che si intende avviare col proprio animale, e i doveri a cui siamo tenuti una volta assunto l’impegno del cane.
È questa un’analisi molto variegata e viene espressa in molti punti di vista, anche se poi si concretizza in una diatriba radicale basata sul simbolo del guinzaglio, che rappresenta l’adesione o meno ad una libertà assoluta del cane!

L’altra lettura più profonda del romanzo riguarda invece temi filosofici ed esistenziali circa la felicità di ogni essere vivente e il percorso cognitivo verso la verità del sapere.
La follia, così come descritta da Erasmo da Rotterdam, alla fine rappresenta un percorso di autoconsapevolezza e i sensi, spesso denigrati come fuorvianti dalla conoscenza intellettiva, riacquistano la dignità di un sapere vitale.

Il conflitto tra i due protagonisti, Riccardo ed Elisabetta, è l’eterno dilemma tra razionalità e istinto, tra rigoroso rispetto delle regole e gioiosa intraprendenza sollecitata dal nostro istinto primigenio, che ci fa animali tra animali.
E la conclusione è che possiamo sperare in un miglioramento dei rapporti umani proprio quando si stabiliscono autentici rapporti con un animale non umano.

R: Una rivoluzione quasi perfetta - Gaetano Cinque

Avendo notato solo ora il commento di un lettore al mio romanzo mi sembra opportuno rispondere .
"Una rivoluzione quasi perfetta" è un romanzo che ha una pretesa letteraria, che vuol dire cimentarsi con una scrittura che miri a penetrare nei cuori e nella psiche dei personaggi. Diversamente avrei scritto un saggio, ben documentato e con una dotta bibliografia.
Vita privata e sesso si misurano con i grandi ideali e mettono a nudo le mille meschinità, anche di chi ha avuto aspirazioni rivoluzionarie e progetti per profondi cambiamenti politici.
Già a partire da Gesù e dal suo grande messaggio rivoluzionario delle Beatitudini il protagonista si scontra con un’umanità piena di contraddizioni e di limiti, ma sempre alla ricerca di una salvezza…
Certo la descrizione di scene erotiche, giudicate eccessive, può infastidire la sensibilità di un lettore poco disponibile a coglierne il significato narrativo. Ma questa ossessione del protagonista è l’altra faccia, quella più nascosta della violenza privata, che si annida anche nei rapporti più intimi, personali, inconfessabili, anche se a volte è l’unica arma contro il potere.
È probabile che non siamo abituati a guardarci dentro. Cerchiamo la violenza sempre fuori, negli altri!
Ma spesso la violenza è dentro di noi, inconfessabile. E Paolo S., l’insofferente protagonista di "Una rivoluzione quasi perfetta", cerca di esternarla, di coglierne la dimensione più misteriosa.
Solo chi ha vissuto veramente il clima libertario del Sessantotto può rendersi conto di come fu importante la piena rottura della cappa di bigottismo che purtroppo è tornato imperante ai giorni d’oggi.
Vedere nel sesso ancora il male o la sozzura, che inquina la memoria di piazza Loggia è inaccettabile, perché ciò che viene dopo è la fine di un’illusione, la fine dell’età dell’innocenza, la fine di un’ingenuità.
Solo un lettore poco attento può confondere i piani narrativi, definendo sozzura la svolta ideologica, culturale e personale che si trova ad affrontare il protagonista, che matura l’impossibilità di una prospettiva per il suo progetto di un romanzo su Gesù.
Tutto questo il mio sconosciuto lettore poteva approfondire e magari ancora confutare se solo avesse avuto meno fastidio e fosse venuto all’incontro con l’autore, con cui interagire.

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