Denise Savioli

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Concerti per organo - Vivaldi

Ancora una volta, l'edizione in allegato alla rivista è monca: l'ultimo brano manca ed il penultimo è leggermente troncato.
Precisato questo, Vivaldi è sempre godibile, e in particolare per l'opera RV439, molto suggestiva, penso che l'organo più del flauto sia proprio lo strumento adatto.

Parli sempre di soldi! - Hans Magnus Enzensberger

Carino, certamente.
Cosa vuole insegnare però, in fondo?
La storia è volutamente semplice a questo scopo, trasmettere qualcosa.
E a chi: adulti? Non approfondisce nulla. Giovani e giovanissimi? Non risulta abbastanza chiaro, ed il linguaggio tecnico viene utilizzato ma non spiegato.
Non vi sarebbe stato bisogno di strutturarlo in tal modo (con tanto di glossario) se il messaggio non volesse essere specificatamente economico.
Romanzino senza infamia né lode.

In fondo al laboratorio a sinistra - Edouard Launet

Curioso, adatto per passare un paio d'ore divertenti - ma un approccio meno superficiale sarebbe stato apprezzabile.
Dopotutto se alcune ricerche scientifiche, con tanto di appositi finanziamenti, somigliano più a barzellette, in molti altri casi la bizzarrìa apparente nasconde un fine sensato ed utile: anche la burocrazia e la necessaria sistematicità del metodo scientifico ci mettono del loro nel farne, talvolta, oggetto di ridicolo.
Non è conveniente, poi, se si scrive per il grande pubblico, mescolare ricerche di scienza pura, di medicina e di scienze sociali: gli scopi e le interpretazioni dei tre rami divergono troppo per poterne fare una lettura univoca e giustificare ogni sarcasmo.
Lodevole come passatempo, mi aspetterei tuttavia da un giornalista scientifico una certa accortezza e cognizione di causa nella valutazione del lavoro dei ricercatori. Ma, del resto, Launet è prima di tutto ingegnere

The haunting - un film di Jan De Bont

Da dimenticare.
Non solo non ha nulla a che vedere con il romanzo a cui si è ispirato (ma dovremmo dire: che ha saccheggiato per poi stravolgerlo) - L'incubo di Hill House di Shirley Jackson.
Ma anche, soprattutto, è emblematico di cosa significa avere le idee confuse: parte abbastanza bene, prendendosi (anche troppo) sul serio, e slitta col passare dei minuti in un melodramma insopportabile, che avrebbe avuto la sua ragion d'essere se si fosse voluta ottenere una parodia grottesca del genere.
E' chiaro però che questa non era l'intenzione iniziale.
Il risultato è una toppata clamorosa.

R: L'arte di collezionare le mosche - Fredrik Sjöberg

Piacevole, ma pur sempre una mezza delusione: gli argomenti principali, seppure uniti da un filo logico, suonano più come un'accozzaglia che come una sinfonia; i vari brani non somigliano allo sprofondare e riemergere carsico della migliore non-fiction che la quarta di copertina promette, ma piuttosto al vagare disorientato di chi abbia un Alzheimer incipiente. Slegati e a tratti persino sconnessi (soprattutto nella prima parte: passando a raccontare le vite di altri l'autore dà invece il meglio che ha da offrire, almeno qui).
Persino la conclusione ha un sapore poetico ma... incompiuto.
Sembra non esserci un indirizzo chiaro nell'esposizione dei pensieri, per dirla in breve.
Dunque, tre stelle; ma difficilmente tornerò a frequentare Sjöberg - i sirfidi invece chissà: forse sì.

R: Passeggiate nei prati dell'eternità - Valeria Paniccia

Un'escursione-conversazione in territori cimiteriali (per la gran parte italiani, e questo è un valore aggiunto) dell'autrice accompagnata, passo passo, da personaggi noti e meno noti ma sempre prodighi di informazioni, aneddoti e opinioni sui "grandi sepolti" incontrati lungo i viali.
Gli scambi di battute tra la Paniccia, autrice anzitutto televisiva, ed i suoi ospiti si alternano a corsivi descrittivi, di memoria, che punteggiano il testo e ne fanno qualcosa di ritmico e dinamico - tutt'altro che morto.
Assegno quattro stelle e non cinque; per l'unico motivo che, personalmente, sto trovando la scelta degli interlocutori e la piega delle loro dissertazioni troppo inclinate verso una Weltanschaaung materialista e agnostica, per non dir altro. Ma sono ancora a metà.

The vvitch

Il film non solo non ha nulla da dire ma per di più va a stuzzicare corde poco sane nello spettatore medio, che abbia cioè una cultura cinematografica ed un’attitudine religiosa non abbastanza mature.
Sino a circa metà storia, ma anche un pochino più in là, la resa è discreta nonostante si fondi su un’idea banalotta (famiglia devota dei secoli che furono viene cacciata dalla propria congregazione e va a vivere vicino ad un bosco, nel quale le forze del male si scatenano. Con tanto di caprone parlante che, non fosse triste, sarebbe alquanto grottesco).
Poi, però, mancando di un fondamento vagamente solido, lo sviluppo precipita: passiamo in rassegna un'intera galleria di stereotipi e leit-motiv di genere – sottofondo di violini dissonanti incluso – senza tuttavia arrivare al dunque.
Il male vince in maniera quasi scontata, un po’ automatica, che non genera tensione né lotta. Si tratta di un’operazione commerciale malriuscita nel migliore dei casi, di consapevole contrabbando del male come schieramento appetibile e vantaggioso nel peggiore.
Evitabile.

Le cose - Georges Perec

La ricerca infruttuosa del benessere di due anime incoscienti di sè.
Moderno ancora oggi nello stile con cui tratteggia la coppia protagonista ed il suo ambiente, interiore ed esteriore; utile per farsi domande nuove su un tema molto noto e talvolta abusato.

Tengo tutto - Randy O. Frost e Gail Steketee

Un ottimo testo scientifico divulgativo, ricco di storie cliniche raccontate con il piglio del narratore, che fanno da rampa di lancio per la presentazione dello stato dell'arte (al 2012) della ricerca sulla disposofobia.
Nel frattempo, i cosiddetti reality show della tv tematica hanno pescato a piene mani (verrebbe da dire saccheggiato) anche questa condizione e le sue profonde problematiche riducendola ad uno spettacolino "accumulatori versus ossessivi della pulizia", nascondendo ulteriormente la natura del disturbo sotto alla facile etichetta di disordine cronico.
Mi auguro sia un passo doloroso ma obbligato verso una maggiore conoscenza diffusa, e corretta, del problema.

Il tennis come esperienza religiosa - David Foster Wallace

Il Foster Wallace saggista è, in una parola, luminoso.
Che vi piaccia il tennis o meno, sulla sua scorta si arriva a penetrarlo con facilità, come un coltello nel burro caldo. E se la metafora suona un po' erotica sta bene, perché erotismo e trascendenza qui si coniugano nel migliore dei modi.
A differenza che in Infinite jest, poi, la vastità e profondità del mondo mentale dell'autore non risulta appesantita dall'apparato romanzesco; e persino le note a fondo pagina (e le note alle note...) finiscono per ispirare simpatia, anziché smarrimento. Per altro, non sono inutili e spesso, anzi, proprio lì si trovano delle vere chicche.

Dentro e fuori CasaPound - Daniele Di Nunzio, Emanuele Toscano

Uno scritto pulito, chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori.
Un lavoro scientifico, soprattutto - è da tener presente se si decide di leggerlo - e non, come invece m'ero fatta l'idea leggendo recensioni e commenti online, un reportage; approfondito sì ma pur sempre di natura giornalistica.
Tutte le caratteristiche salienti di CasaPound sono individuate con precisione e descritte, appunto, con occhio analitico e non politico, il che già di per sé rende il testo una rarità preziosa se non un unicum. Davvero meritevole.

La neuroeconomia - Sacha Gironde

Elegante, rigoroso e accessibile al largo pubblico.
Non condivido le - rare, rispettose - conclusioni sulla questione etica sollevata dall'esercizio della disciplina in questione; tuttavia esse non vanno a scalfire la qualità del lavoro.

Non pensarci - un film di Gianni Zanasi

Commedia sì, ma amara.
Ha un ritmo flemmatico, nonostante l'ispirazione rock.
Mastandrea, Battiston e la Caprioli sono una garanzia e rendono bene anche in una cornice così bizzarra.
Come si dice oggi, "bene ma non benissimo".

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