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Feminist fight club
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Bennett, Jessica <1981->

Feminist fight club

Salani, 2018

Résumé: Il sessismo di oggi non è come quello degli anni ’50, è sottile, disinvolto, insidioso. È nei comportamenti quotidiani di un uomo che si rivolge istintivamente a una donna perché prenda appunti durante una riunione, che la interrompe senza motivo o attribuisce la sua idea a qualcun altro (che guarda caso è quasi sempre un maschio). Per una donna è dover esser gentile (perché le donne sono gentili!) ma non troppo gentile (vorrai mica passare da zerbino!); dover essere materna, ma preferibilmente non mamma (sennò pensano che sul lavoro ‘non t’impegni’); sicura di sé quanto basta per ottenere rispetto, ma non troppo sicura di sé (perché le sfacciate sono antipatiche). Per anni, una volta al mese un gruppo di professioniste si è trovato in un appartamento di New York per condividere le frustrazioni originate da discriminazioni e pregiudizi sessisti sul posto di lavoro: così è nato il Feminist Fight Club. Le loro esperienze sono servite a Jessica Bennett a costruire un irriverente, dettagliato manuale pieno di strategie e mosse di difesa, per essere fiere, informate e preparate, e non cadere nella trappola di pensare: ma sarò matta io?

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Ho assegnato tre stelle a questo titolo perché non mi ha pienamente soddisfatta, se così si può dire.
Ho apprezzato la volontà dell’autrice di comunicare alle donne che in ufficio non devono per forza accollarsi tutte le mansioni extra, diventando così la “mammina dell’ufficio”. Una donna non deve necessariamente essere anche una mamma, soprattutto sul posto di lavoro.
Ho apprezzato il messaggio generale, che vuole spingerti a far sentire la tua voce.

Non ho invece apprezzato il modo velato di assegnare il ruolo di “guastafeste” alla figura maschile.
In più punti l’autrice ribadisce che tutti gli uomini che appoggiano la causa femminista “sono i benvenuti”, ma ma in altrettanti viene accusato di essere “colui che ci impedisce di brillare” o di emergere.
Mi ha fatto storcere il naso pensare che chi è “nuovo” rispetto al tema del femminismo possa male interpretare tutto il messaggio e puntare il dito verso il primo uomo dicendo “ok tu sei il nemico”.
Credo che il testo avrebbe funzionato anche in una formula differente!

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