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RECENSIONE CORALE A CURA DE “I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI”
Dopo molti mesi di attesa, finalmente abbiamo letto e discusso quello che qualcuno ha chiamato “una piccola gemma”.
“Lo hobbit” ha positivamente sorpreso alcuni partecipanti, come chi l’ha trovato del tutto inaspettato e non l’avrebbe mai letto se non fosse stato per il gruppo di lettura, e chi l’ha definito rocambolesco non solo per le avventure dei protagonisti bensì per il proprio cambio di idea rispetto all’opera stessa. A un partecipante hanno messo allegria le filastrocche presenti all’interno dei capitoli, mentre un'altra si è dispiaciuta di avere visto i film in precedenza. Qualcuno ha ricordato come questo sia il primo libro con cui lo scrittore inglese di origine sudafricana abbia introdotto i propri lettori nel suo universo, e un'altra persona ha usato l'aggettivo “esplorativo” perché finalmente pure il nostro gruppo di lettura si è avventurato nel mondo fantasy, compresi coloro che avrebbero preferito non entrarci. Non sono mancati infatti dei pareri negativi (come è giusto e normale che sia!): una partecipante si è fermata alle prime pagine perché ha trovato il libro noioso e scialbo, mentre un'altra, che è riuscita a portarlo a termine con fatica, ha osservato che, a parte il riferimento alla madre di Bilbo, nel libro manchino completamente figure femminili.
Non si può negare che “Lo hobbit” abbia diversi livelli di lettura e, forse proprio grazie a questo, riesca ad arrivare a pubblici di diverse età, non solo bambini e ragazzi per cui sembra apparentemente essere stato scritto in prima battuta. Il libro si presta a una marea di interpretazioni. Tolkien costruisce un mondo ricreando l’epica che gli inglesi non hanno avuto, portando n un paese anglicano una visione cristiano-cattolica caratterizzata dalla Provvidenza, perché c’è sempre un’entità indipendente dalle scelte umane. C'è chi si è focalizzato maggiormente sui riferimenti umanizzabili presenti nel testo, perché le creature magiche protagoniste incarnano le stesse caratteristiche e gli stessi valori e difetti degli uomini: dall’amicizia al coraggio, dall’ambizione alla paura, dai pregiudizi verso creature di altre etnie alla brama di arricchirsi. Infine, un altro partecipante che ha detto di avere letto il romanzo in modo molto rilassato ma appassionato, ha messo in luce l’attenzione all’ambiente e il risalto della forza naturale da parte di Tolkien, facendo notare come il drago Smaug possa essere visto come una fabbrica che si espande e inquina sempre più, e che la scienza e la tecnica, se messe al servizio della distruzione, possano condurre alla desolazione.
Al di là dei significati più nascosti, quale morale abbiamo tratto da questa favola per adulti? A Bilbo sono capitate tantissime cose soltanto perché ha lasciato la propria tana e ha agito da scassinatore anche verso l’esterno di sé. Forse, a volte, dobbiamo aprire – se non proprio scardinare – le porte che ci chiudiamo da soli, perché non sappiamo quali magiche e fantastiche avventure ci stiano – ci stiamo – precludendo.
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