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Los últimos mensajes del Foro

Un odore di toscano - Roberto Perrone

Un ultimo saluto a Roberto Perrone: ricorderemo la sua fantasia e l'originalità narrativa per molto tempo.
Ci mancherà il seguito delle storie e delle gesta dei suoi personaggi.
Purtroppo abbiamo perso un amico generoso e simpatico, il viaggiator goloso che avremmo sempre voluto accompagnare nei luoghi del buon gusto.
R.I.P.

Amori sospesi - Alberto Asor Rosa

Ma che bello l'amore. Anzi, meglio sarebbe dire che belle le storie d'amore. Soprattutto quelle anomale, quelle un po' strambe che, sotto sotto un po' ci riguardano e ci costringono a scendere in apnea nel Lete, alla ricerca dei ricordi che giacciono sul fondo. In questo bel volume di storie ne troviamo dieci, che trattano amori adolescenziali, amori inaspettati, amori eccessivi. Dice la neo vedova: "Che barba. Mai un litigio, uno screzio, un disaccordo, mai! Uffa che noia, meno male che è finita". Va detto che a volte le storie non finiscono bene o, peggio, non cominciano affatto e vorresti essere tu, lettore o lettrice, a immaginare un finale diverso. Ma si finirebbe col banalizzare gli amori sospesi che invece hanno bisogno di un humus - in ogni caso - tutto personale, anche se deleterio. Diceva bene il buon Bernard Shaw: le cose migliori della vita o sono illegali o immorali ma, aggiungo io, fanno sentire meno soli.

L'ombra sul colosso - Marco Badini

Brescia, autunno 1932. La città, avvolta in un’atmosfera nebbiosa, è pronta a ricevere la visita di Mussolini ma viene sconvolta dal ritrovamento di un cadavere ai piedi del colosso di Piazza della Vittoria. Sarà compito del commissario Villata trovare un colpevole prima che Mussolini arrivi in città per inaugurare la nuova piazza.

“L’ombra sul colosso. La prima indagine del commissario Villata”, romanzo d’esordio di Marco Badini, è un avvincente giallo storico ambientato nella Brescia degli anni trenta.

Un romanzo molto godibile, ma anche basato su una ricostruzione storica ineccepibile, che segna l’esordio di un nuovo Commissario bresciano, Villalta detto il “Mastino”.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/marco-badini-l-ombra-sul-colosso/

Bel-Ami - Guy de Maupassant

Nella Parigi del 18.. Georges Duroy è uno squattrinato ex sottoufficiale in cerca di fortuna.
Il caso mette sulla sua strada un suo ex commilitone, Charles Forestier, che è riuscito a intarprendere una carriera di giornalista e lo introduce nel bel mondo parigino, avviandolo alla professione di cronista. Ben presto, però, Duroy scopre che, più che la sua modesta abilità di redattore di cronaca, la vera arma di cui dispone per farsi largo nel mondo è il fascino che esercita sulle donne. Seducendo a una a una le mogli o le figlie degli uomini che a Parigi contano, Bel-Ami – Duroy, figlio di poveri contadini della Normandia, arriva a diventare uno dei personaggi più importanti della capitale.
Bel-Ami è un romanzo spietato. L'autore Guy de Maupassant scava senza remore nelle bassezze dell’animo umano, costruendo una storia da cui nessuno esce vincitore, neppure chi in apparenza lo è. Ne scaturisce un quadro morale e sociale di desolazione assoluta, di un mondo in cui tutti usano tutti e in cui non vi è valore o nobile sentimento che sopravviva alla logica dell’interesse e dell’affermazione di sé. Tutto questo sullo sfondo di una società raffinatissima e privilegiata. Come de Maupassant svela con nitidezza, anche là dove la lotta per la mera sopravvivenza è ben lontana, prestigio sociale, potere e ricchezza divengono la posta in gioco in grado scatenare una ferocia ancor più insidiosa, in quanto velata dall’ipocrisia.

Lacrime, sudore e sangue - Winston Churchill

"Ciò che ho detto a tutti coloro che hanno accettato di entrare a far parte di questo governo lo ripeto oggi alla camera: «Non ho altro da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore».
Ci aspetta una prova tra le più gravi da affrontare. Ci aspettano moltissimi mesi di sacrificio e di sofferenza e saranno mesi che passano lentamente"...

E. CHURCHILL, Discorso alla Camera dei Comuni, del 13 Maggio 1940

Bestiario nazista - Jan Mohnhaupt

Lo studio degli animali nel Terzo Reich non deve essere considerato una balzana amenità, ma uno specchio importante della quotidianità e dell'ideologia nazionalsocialista.
Ogni capitolo di questo saggio avvincente e ottimamente documentato analizza la figura di un animale, offrendoci osservazioni di grande interesse e originalità.

Partiamo dalla passione di Hitler per i cani (i pastori tedeschi in particolare) e per il loro progenitore, il lupo, animale totemico per eccellenza, simbolo di quel mondo teutonico primigenio e selvaggio che i nazisti volevano ricreare.
Hitler firmava lettere private con il nome "Wolf".

Il maiale, dal canto suo, bello lardoso, non selezionato per avere la carne magra come quello inglese, è l'animale attraverso il quale il Regime desidera ardentemente raggiungere l'ideale dell'autarchia alimentare. Per sostenerne l'allevamento, si diffonderà massicciamente la cultura dei campi di patate ed una sorta di (forzato) "riciclo dell'organico" ante litteram.
Il progetto dell'autarchia tramite i maiali fallirà clamorosamente.

Il gatto, nonostante alcuni gerarchi gattofili e l' evidente utilità del felino nell'eliminazione dei topi, viene perlopiù considerato come "bestia ebraica", sfuggente e inaffidabile. Via libera alla sua eliminazione.

Persino il baco da seta (il cui pregiato prodotto finale serviva per realizzare i paracaduti) e le dorifore delle patate vengono utilizzati dal Regime per addestrare i giovani alla guerra e al combattimento, nonché per inculcare nei bambini l'utile idea di "parassita".

Nel saggio si parla poi di cervi, la preda preferita di quel patologico collezionista di trofei che era Göring, il quale non esitó minimamente a far bruciare interi villaggi polacchi e a farne uccidere gli abitanti, al solo fine di poter estendere la sua riserva di caccia.
Pare che, alla notizia dell'avanzata russa sul fronte orientale alla fine della guerra, il suo primo commento fosse: "Oh, i miei poveri cervi..." (inteso non in senso affettivo, ma semplicemente come rammarico per la perdita dell'oggetto delle sue battute di caccia).

Un capitolo a sé, infine, è dedicato ai preziosissimo cavallo, vero compagno di vita in tempo di guerra, unico animale erbivoro ad essere venerato fra tutti quei predatori così cari all'ideologia nazista, da aver battezzato anche i propri carri armati con i loro nomi ("Tiger", "Leopard").

Il saggio è bellissimo e molto scorrevole: lo consiglio vivamente.

Il bambino silenzioso - Sarah A. Denzil

Quando si inizia a leggere questo libro non si vede l'ora di arrivare alla fine , intrigante , facile da leggere e molto scorrevole, unico neo spesso si trovano un pò di parolacce che secondo me potevano essere evitate. Sicuramente lo consiglio per chi è appassionato di questo genere di romanzi.

Re: Specchio delle mie brame - Maura Gancitano

È ora di tornare all'autentico senso della bellezza, che è libertà e indipendenza.
Eh sì. E' proprio ora di ritornate al vero senso della bellezza. Una bellezza interiore che rende consapevoli della propria libertà ed indipendenza. Io ci sono arrivata da poco. Ormai quasi settantenne, ma sto vivendo appieno questa consapevolezza. Perché non mi prima, mi chiedo spesso. Il vero motivo non lo conosco, ma credo che dipenda dal fatto che ultimamente sto frequentando solo persone splendide che hanno l'esatto senso della bellezza. Cioè libere ed indipendenti, anche di non essere 'belle'.
Sempre molto interessanti i tuoi interventi,Alice.
Tiziana

Specchio delle mie brame - Maura Gancitano

“In una delle prime ricerche che condusse alla Loyola University di Chicago durante il suo dottorato agli inizi degli anni Duemila, Renee Engeln chiese a un centinaio di studentesse di pensare all'immagine della donna ideale in base agli standard sociali, quindi di riflettere sul suo aspetto e di descriverlo. In seguito, chiese di immaginare in che modo sarebbe cambiata la loro vita se avessero avuto le stesse caratteristiche fisiche. Quali differenze ci sarebbero state? Più del 70 per cento delle studentesse disse che la gente le avrebbe trattate meglio.” – Pag. 100 di 163 (ebook)

La tesi principale di questo saggio di Maura Gancitano è che l'idea di bellezza sia stata appositamente travisata per corrispondere a quella di consumo e perfezionamento mai finito dell'aspetto esteriore, secondo canoni non decisi dalle donne singole ma imposti dalla società. Canoni che portano a una malattia della cosiddetta “bellezza”, che “colpevolizza. Non ti spinge a formulare nuove domande, ma ti schiaccia sui soliti arrovellamenti del pensiero. Ti fa credere di non essere abbastanza, ti costringe a tenere lo sguardo fisso sui confini del tuo corpo” (pag. 139).
Nel testo c'è un po' di tutto (non molto di innovativo, però organizzato e spiegato bene): dalla società dei consumi all'esercizio del potere; dalla diffusione della fotografia e della pubblicità al grasso, alla cellulite e ai disturbi alimentari; dalle taglie di vestiti alla menopausa, fino ad arrivare alla teoria dell'auto-oggettivazione, che non sta colpendo più solo le donne ma anche gli uomini, con l' “incremento di modelli maschili oggettivanti e di effetti nefasti sulla percezione che gli uomini hanno del proprio aspetto. [...] L'uomo non deve essere magro, ma forte, muscoloso, agile, virile” (pag. 126). Il concetto è sbagliato, da molto più tempo per le donne, come ricostruisce Gancitano, ma di principio per ogni individuo indipendentemente dal genere: “La ragione alla base di queste iniziative è, purtroppo, solo quella di creare nuovi bisogni e immettere nel mercato nuovi prodotti per accrescere il fatturato del settore della bellezza” (pag. 127). Ma quanto siamo “belli” se discriminiamo e trattiamo male gli altri solo perché non soddisfano certi canoni? È ora di tornare all'autentico senso della bellezza, che è libertà e indipendenza; è un enigma, “è ambigua, è esperienza dell'ignoto”, e la sua ricerca “spinge a coltivare le esperienze di vita, fa sentire in fioritura, offre fiducia nel seguire la vocazione” (pag. 154).