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Felicità [marchio registrato] - Will Ferguson

Non ho gradito particolarmente questa lettura, tanto che arrivata poco oltre la metà ho deciso di abbandonarla.
Man mano che procedevo con la lettura avevo la sensazione di "perdermi dei pezzi". Per far emergere intuizioni e idee del protagonista la narrazione viene interrotta e dirottata altrove in poche battute. Talmente sbrigativo da sembrare un taglio netto o un errore.
Ci sono scambi simpatici e pungenti tra i personaggi ma nessuno viene caratterizzato in modo realistico e credibile.
La premessa della trama è e ho voluto prendere in prestito l'edizione curata da Accento, che però ha ulteriormente condizionato la mia esperienza di lettura.
È un giudizio molto personale, ma ho trovato il font e l'impaginazione (con margini stretti e carta molto bianca) difficile da leggere e poco immediata.

Matematici segreti - Kate Kitagawa

“Alcuni dei personaggi di cui ci occupiamo in questo libro non furono solo matematici di grande peso e rilievo, ma anche esseri umani che s'impegnarono ad abbattere barriere tradizionali, per rendere la loro disciplina più inclusiva e globale. In questo libro è a questi matematici dimenticati che intendiamo riservare la maggiore attenzione, cercando di spiegare come s'innestino nella storia tradizionale, e al contempo di correggere tutte le falsificazioni e i frantendimenti messi in giro su di loro.” – Pag. 13-14.

Alzi la mano chi sa che i Maya avevano un sistema numerico vigesimale, ossia basato sul numero 20; come simboli, usavano un punto (rappresentante il numero 1), una barra (il numero 5), e una conchiglia vuota (lo zero). I Babilonesi, invece, avevano un sistema di conto sessagesimale da cui derivano ancora i trecentosessanta gradi di un cerchio e il nostro modo di misurare un'ora come sessanta minuti. Nella terra tra due fiumi non si hanno solo le prime testimonianze della scrittura bensì anche studi di algebra e “quel famoso teorema sui lati di un triangolo che poi sarà noto come teorema di Pitagora” (pag. 23). Dai bastoncini cuneiformi passiamo alle ossa di animali, costituenti un sistema numerico a base 10 non posizionale, utilizzate dai cinesi anche per fini divinatori. Tra i testi matematici più antichi orientali, troviamo “Il libro dei mutamenti” (più noto come “I Ching”) e “I nove capitoli sull'arte matematica”, quest'ultimo contenente sia problemi pratici, con applicazioni dall'agricoltura all'economia, sia questioni più teoriche e astratte.

Sono questi i primi passi fondamentali nella storia della matematica che Kate Kitagawa e Timothy Revell, unendo le loro competenze, hanno deciso di raccontare nel loro saggio intitolato “Matematici segreti. Storia inaspettata della matematica e dei suoi pionieri sconosciuti”, pubblicato da Aboca Edizioni. Kitagawa è una delle storiche della matematica più esperte al mondo, mentre Revell è un giornalista specializzato in scienze e tecnologia. Entrambi hanno una laurea in matematica e un dottorato (Kitagawa in Storia e Revell in Informatica), con questo libro hanno voluto spostare l'attenzione dalla storia degli antichi Greci, “posti su un piedistallo come fondatori del moderno pensiero matematico”, per studiare e “aprirci faticosamente una strada attraverso migliaia di anni di storia della matematica” (pag. 12) mettendo in discussione tutto.

“La fioritura iniziale della matematica è bellissima, per la straordinaria varietà dei suoi punti di germinazione. Più che lo scaturire improvviso e potente di un'idea in un qualche luogo specifico, si assiste invece all'apparire di variazioni a larga diffusione in tutto il corso nella storia, quasi a dimostrare quanto la propensione umana a ragionare sia realmente potente. Le idee non riconoscono i confini nazionali, e spesso la matematica è passata da un posto all'altro lungo le strade degli scambi, culturali e commerciali.” – Pag. 11

Seguendo un ordine più o meno cronologico, Kitagawa e Revell affrontano diverse tematiche che hanno interessato matematici e matematiche nel corso dei secoli, a partire dai calendari e la misura del tempo fino alla recente teoria dell'informazione. In un capitolo si soggiorna, durante i califfati abbasidi, nella cosiddetta “Casa della Sapienza” insieme al geografo, matematico e astronomo Muhammad ibn Mūsā al-Khwārizmī (a cui dobbiamo l'introduzione dell'algebra e dei logaritmi nel mondo occidentale, nonché il termine “algoritmo”).

“La Casa della Sapienza rivoluzionò anche la maniera in cui avveniva lo scambio di idee nella comunità dei matematici. Esaminando testi stranieri, traducendoli e portandone avanti le idee, essa rinnovò radicalmente il modo in cui i concetti passavano da un paese all'altro e segnò insieme la fine della matematica tradizionale dell'antichità e l'avvento di una nuova era. La conoscenza matematica cominciò a essere vista come qualcosa che poteva essere condiviso da culture diverse. Come scrisse lo studioso erudito del nono secolo Abu Yūsuf Ya'qūb ib 'Ishāq al-Kindī: «Non dovremmo vergognarci di riconoscere la verità e di assimilarla, quale che sia l'angolo da cui è giunta fino a noi, quand'anche provenga da generazioni passate o da genti straniere».” – Pag. 136-137.

Ed è così che, in un'altra parte del libro, i due autori ripercorrono la nascita dell'analisi matematica, affiancando a Newton e Leibniz, nello sviluppo del calcolo infinitesimale, il matematico indiano del XIV secolo Māhdava di Sangamagrama le cui idee molto probabilmente arrivarono anche in Europa.

Angoli geografici diversi da integrare nella storia della matematica, così come altrettanti angoli di genere da scoprire e divulgare. Non mancano infatti, in tutto il libro, approfondimenti mirati a far conoscere le donne che hanno contribuito alla ricerca in matematica. La prima menzionata è Ban Zhao, una delle più antiche storiografe, poetesse, e anche matematiche e astronome di sempre, da affiancare alla figura più celebre di Ipazia e a quella più ignota di Pandrosion di Alessandria, che fu in realtà la primissima matematica del mondo occidentale. Pandrosion riuscì a determinare un metodo per risolvere il problema della duplicazione del cubo, seppur in modo approssimato, e fu per questo criticata dal contemporaneo Pappo.

Più avanti nel tempo, Kitagawa e Revell danno spazio alla principessa Elisabetta di Boemia, vissuta nel XVII secolo, la quale avviò uno scambio epistolare con Cartesio che la considerava “la sola persona [...] che sia riuscita a comprendere fino in fondo tutte le opere da me precedentemente pubblicate” (pag. 160). Nel XVIII secolo, in Europa Émilie du Châtelet fu la prima donna a pubblicare un articolo scientifico e Laura Bassi colei che ottenne la prima cattedra universitaria presso l'Università di Bologna. In Asia, invece, l'astronoma, matematica, poetessa e femminista Wang Zhenyi pubblicò i cinque volumi de “I principi del calcolo” a ventiquattro anni e scrisse: “Quello che conta è che sia utile, non se è cinese oppure occidentale” (pag. 228). Ci sono poi anche le storie, già più note, dell'alter ego maschile di Sophie Germain e della “sirena matematica”, il problema che ammaliò Sophie Kowalevski, colei che vinse nel 1888 il Prix Bordin assegnato dall’Accademia delle Scienze di Parigi.

Così come non ha genere, la scienza e la ricerca non hanno colore o etnia. Gli ultimi capitoli del libro sono dedicati alle vite di altri “matematici segreti”, persone appartenenti a minoranze che, nonostante le discriminazioni subite, sono riuscite a contribuire in tanti modi e con impatti differenti. Per esempio, Elbert Frank Cox fu la prima persona nera al mondo a conseguire un dottorato in matematica nel 1924 con una tesi sulle soluzioni di un tipo di equazione legata ai numeri di Bernoulli. In seguito docente presso la Howard University di Washington, “la maggior parte del tempo lo spese nel formare una generazione di matematici” (pag. 286) e grazie a lui fu istituito il primo programma di dottorato in matematica in uno degli Historically Black Colleges and Universities. Come Cox, anche Euphemia Haynes, la prima donna afroamericana a conseguire un dottorato in matematica nel 1943, si concentrò “sull'insegnamento e sul miglioramento delle condizioni della propria comunità e sul suo diritto a pari opportunità educative” (pag 290). E poi David Blackwell, le “calcolatrici di Harvard”, o Srinivasa Ramanujan... Sono solo altri tre dei tantissimi nomi ricordati e recuperati da Kitagawa e Revell che, in diversi ambiti, si sono passati il testimone con altri ricercatori e ricercatrici, perché la matematica, come scrivono i due autori, “è una staffetta” (pag. 343).

“Matematici segreti” non è un libro da iniziare e finire in una volta sola, secondo me; è così denso e ricco di persone, vicende, storie e scoperte che richiede del tempo non solo per leggere e assimilare tutte le nozioni, ma soprattutto per decomporre e ricostruire ciò che abbiamo immagazzinato nella nostra memoria nei vari anni di scuola o formazione personali. Ed è sicuramente tempo ben speso, perché è giusto che vengano riconosciuti i meriti e i crediti a tutti le persone che hanno corso, o anche solo camminato, indipendentemente dalla pista dove si trovavano.

Re: Il fuoco che ti porti dentro - Antonio Franchini

Tra i tre finalisti per il premio Flaiano, per quel che vale è quello che ho apprezzato più degli altri.
Vediamo se ci ho capito qualcosa…
Il romanzo racconta di una madre odiata dall’autore, che si trasferisce da Napoli a Milano per sfuggirle. Angela, la madre, è una donna che detesta il mondo, priva di amici e incapace di mantenere rapporti umani.
Sposa un uomo anziano e riservato, vivendo in costante pessimismo e disprezzo verso tutti, inclusi i figli. La famiglia subisce le sue urla e offese, finendo prigioniera della sua negatività. L’autore descrive la sua storia con abilità, rendendo la lettura piacevole e interessante.
Ho pure sorriso.

La bibliotecaria di New York - Marie Benedict e Victoria Christopher Murray

Ma che bello!
Quando ho letto la trama la prima volta ne sono rimasto rapito ma man mano lo ascoltavo mi è piaciuto sempre di più.
Il libro è scritto in modo eccellente e affronta temi di grande rilevanza contemporanea.
La protagonista (fan tas ti ca),pur essendo un'eroina, manifesta la sua vulnerabilità umana, arricchendo il tutto.
Le storie vere sono quelle che preferisco così come i romanzi tratto da esse.
Il vero nome di Belle, infatti, è Belle Marion Greener, la figlia di Richard Theodore Greener, il primo laureato nero ad Harvard.
Per chi volesse approfondire: https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2021/12/25/belle-greene-la-bibliofila-nera-che-si-fece-bianca/

Lo consiglio vivamente.

Uccidi il padre - Sandrone Dazieri

Geniale, mi è piaciuto tantissimo!
Non vedo l’ora di leggere gli altri due libri della serie di Dante Torre e Colomba Caselli.
Lo consiglio vivamente per gli amanti del thriller.
Considero anche questo autore italiano da attenzionare

Il sogno del Medioevo - a cura di Paolo Boifava

Il libro “Il sogno del Medioevo – Gaetano Bonoris e il castello di Montichiari” (edito da Grafo), curato da Paolo Boifava, è stato pubblicato in occasione dell’omonima mostra allestita a Montichiari lo scorso anno in ricordo del Conte Gaetano Bonoris, nella ricorrenza del centenario della sua scomparsa.

Un bel volume che, partendo dalla storia e dall’architettura dell’eclettico castello eretto a cavallo tra Otto e Novecento dopo non poche vicissitudini sulle rovine di un’antica rocca, racconta attraverso una carrellata di brevi saggi scritti da autorevoli studiosi uno dei personaggi più affascinanti del secolo scorso e cioè Gaetano Bonoris, ricco rentier e aspirante aristocratico, benefattore istrionico che molto ha dato alla comunità monteclarense sia sotto il profilo culturale sia – specie dopo la sua morte – sotto quello assistenziale.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/il-castello-di-montichiari/

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

Non so voi, ma le mie vaghe idee delle isole del Canale della Manica riguardano in genere due ordini di cose: i paradisi fiscali e lo squisito burro che vi si produce.

Di fatto, le Channel Islands, come sono chiamate, hanno dal punto di vista storico una particolarità: furono l’unico lembo di territorio britannico occupato dalle truppe tedesche durante le Seconda Guerra Mondiale.

Si tratta di un episodio senz’altro meno noto di una lunga e complessa guerra, ma non per questo meno drammatico.

Mary Ann Shaffer, una nebbiosa sera del 1980, si trovò bloccata su una di queste isole a Guernsey, senza la possibilità di decollare per via delle avverse condizioni metereologiche. Cercando di ingannare il tempo dell’attesa, scovò nella piccola libreria dell’aeroporto una serie di scritti sulle vicende di Guernsey durante la guerra.

Da quest’episodio casuale nacque “Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey”, un libro divertente e commovente, una storia di amicizia, di amore, di guerra, di sofferenza. E soprattutto, una bella storia di libri e sui libri e su come essi possano esserci conforto e sostegno nei momenti difficili.

A guerra finita, la giovane Juliet è una scrittrice e giornalista in cerca d’ispirazione per i suoi prossimi lavori. In maniera piuttosto casuale viene a conoscere il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, un club di lettura di amici che, negli anni bui dell’occupazione tedesca, si trovano a leggere, discutere e mangiare (quel poco che c’è).

Da qui Juliet inizia una corrispondenza con tutti i membri del club, fino a decidere di recarsi sull’isola per conoscerli personalmente.
Un libro brioso e piacevole che, senza nascondere le atrocità di cui l’uomo è capace, ci racconta tutta la bellezza che si può trovare negli altri. E anche nei libri.

I gesti più rivoluzionari? Amare e leggere.

Grazie a Mary Ann Shaffner per un libro così delizioso.

Lo xenodochio di Le Gerole - Andrea Pola

Una piccola, preziosa, pubblicazione è nata dalla ricerca personale del bresciano Andrea Pola, pensionato ex geometra nativo di Borgosatollo, con lo scopo di colmare una lacuna non soltanto bibliografica raccontando e salvando dall’oblio un luogo ricco di storia.

“Lo xenodochio di Gerole”, edito da Marco Serra Tarantola Editore (2023), ha per protagonista il complesso architettonico originario del XIV secolo, situato alle porte della città, tuttavia “completamente dimenticato”, che per secoli ebbe la funzione appunto di “xenodochio” cioè di ospizio gratuito per forestieri e pellegrini. Poco noto ai bresciani è anche lo stesso borgo ospitante, Le Gerole, frazione di Brescia costituita da poche case tra gli alberi, in un lembo di campagna che l’inurbamento di San Polo e le infrastrutture stradali di alta percorrenza hanno, per ora, risparmiato.

Il testo, ben scritto, chiaro e scorrevole, è alla portata di tutti. Oltre a descrivere il borgo e le vicende storiche dello xenodochio (compresa la sua evoluzione planimetrica), ci parla della politica ecclesiale degli ordini sul territorio, del transito dei pellegrini e delle nobili famiglie bresciane coinvolte, tutto in pochi, chiari, passaggi di sintesi, comprensivi di descrizione degli aspetti artistici e architettonici.

Trovate qui la recensione completa di Brescia si legge: https://www.bresciasilegge.it/lo-xenodochio-di-gerole-andrea-pola/