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Un polpo alla gola
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Zerocalcare <1983->

Un polpo alla gola

Bao, 2012

Abstract: Un polpo alla gola è il secondo libro di Zerocalcare, dopo La profezia dell'armadillo, già pubblicato da Bao Publishing.

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Il nuovo dei comics italiani, è una vera rivelazione per me. Merita sicuramente.
Ottimi i personaggi e le parodie, dove sono raffigurati con un alias, sempre geniale ed azzeccato, preso anche da risvolti psicologici.

Alice Raffaele
150 posts

RECENSIONE CORALE A CURA DE "I MISERALIBRI - GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI"

Quale forma dareste alla vostra coscienza? Nella graphic novel “Un polpo alla gola”, Zerocalcare (pseudonimo di Michele Rech) utilizza il protagonista di “David Gnomo amico mio”, una serie televisiva a disegni animati della fine degli anni Ottanta, per rappresentare il proprio Grillo Parlante. Questo cartone animato ha risvegliato ricordi soprattutto ai partecipanti più giovani. Ci siamo subito chiesti quindi se la lettura e la discussione di questa graphic novel avrebbero visto le persone schierarsi su fronti diversi, in base alle generazioni di appartenenza o ai generi di libri che si preferisce leggere. I disegni di Zerocalcare sono infatti zeppi di riferimenti agli anni Ottanta e Novanta, essendo lui nato nel 1983, che potrebbero facilmente smarrire lettori nati prima o anche dopo. Invece in generale non è stato così o, se anche qualcuno non ha colto i rimandi, è riuscito comunque a seguire la storia e a cogliere l’ironia e i sentimenti. Qualcuno, pur non avendo familiarità con le graphic novel, ha sottolineato la profonda caratterizzazione dei personaggi, notando come l’autore, da attento osservatore, colga e raffiguri i loro aspetti interiori. Anche un’altra partecipante, pur non avendo letto questo specifico libro ma altre opere, ha osservato come i personaggi siano sempre azzeccati. Per alcuni Zerocalcare è empatico: ci si ritrova facilmente negli anni descritti, definendo le storie narrate da Rech come delle “madeleine”. Le espressioni dei personaggi sono spesso smisurate rispetto al contesto della scena. Per qualcuno la storia non introduceva niente di nuovo rispetto ad altre, mentre un altro partecipante l’ha confrontata con altri fumetti celebri, da Corto Maltese a Topolino, trovandola didascalica.
In ogni caso, “Un polpo alla gola” è riuscito a essere secondo noi universale e a non limitarsi alla sua generazione. Il racconto mostra come, in diverse fasi della propria vita, si dia peso a problemi diversi: nell’infanzia ci si dispera per non avere visto una puntata di un cartone animato; nell’adolescenza sono fondamentali i vestiti che si indossano e i gruppi di amici di cui si fa parte; da adulti - purtroppo anche da adulti - si teme il confronto e il paragone con gli altri. Diventa facile perciò immedesimarsi con i personaggi e con il protagonista, impacciato e ansioso, che teme venga scoperto il segreto condiviso solo con la Arbizzati, la maestra dell’istituto della sua infanzia. Un segreto che ha creato lui stesso e che gli provoca ansia e la sensazione di non poter respirare.
Al di là dell’intreccio o del mistero raccontato, di cui gli stessi protagonisti non hanno capito niente nemmeno alla fine, ciò che abbiamo apprezzato soprattutto di Zerocalcare è il suo “specifico fumettistico”. Ovvero ha trovato della “materia creativa”, utilizzando espedienti nei suoi disegni per descrivere eventi o persone. Un romanzo usa solo le parole, una striscia può rappresentare con le immagini la stessa situazione, ma a volte potrebbe non comunicare molto di più del testo. Invece lo “specifico fumettistico” aggiunge valore alle immagini che con altri mezzi non sarebbe comunicabile. Zerocalcare lo fa per esempio quando mantiene l’anonimato sulle persone a cui si sta riferendo, ricorrendo a personaggi di film e cartoni animati, proprio come David Gnomo. E questo è il plus che lo contraddistingue, più che nelle opere più lunghe, soprattutto nelle strisce più brevi (per esempio nel recentissimo inserto di Internazionale sulla cancel culture e il politicamente corretto). Ed è probabilmente parte centrale del motivo per cui, da fenomeno di nicchia qualche anno fa, sia diventato oggi molto conosciuto, sempre cercando di portare avanti la sua linea di coerenza.

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