Francesca Scotti

Biografie

Classe 1991. Cresciuta in Franciacorta, vive a Brescia, sua città natale. Ha studiato letteratura inglese e tedesca, laureandosi con una tesi sui rapporti fra la cultura tedesca e il nazionalsocialismo. Legge e scrive per vivere. È autrice della silloge di racconti “La memoria della cenere” (Morellini, 2016) e dei romanzi “Figli della Lupa” (Edikit, 2018), “Vento porpora” (Edikit, 2020) e "La fedeltà dell'edera" (Edikit, 2022). Anima rock alla perenne ricerca di storie della resistenza bresciana, si trova maggiormente a suo agio tra le parole dei libri e sui sentieri di montagna.

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Il circuito aereo di Brescia

Nel 1909, agli albori dell’aviazione, la provincia di Brescia si trovò per un battito d’ali al centro della scena internazionali: star dell’aviazione, intellettuali (Kafka, D’Annunzio), appassionati di novità tecnologiche e semplici curiosi si diedero infatti appuntamento nella campagna di Montichiari per assistere al Circuito Aereo di Brescia.

Per informare le moltitudini degli spettatori, l’organizzazione realizzò una guida ricca di informazioni pratiche, articoli di approfondimento, pubblicità del tempo e profili di pionieri dell’aviazione, recentemente ristampata, in maniera fedele e integrale (incluse pubblicità e informazioni pratiche), da Fen edizioni.

“Il Circuito Aereo di Brescia. Guida Ufficiale del 1909”, ristampa anastatica della guida originale, permette al lettore di compiere un tuffo nella Belle Époque, di respirare l’eccitazione per un evento storico e di conoscere senza filtri la cornice storica in cui si svolse un evento emblematico di un’epoca.

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Sala delle Dame in Palazzo Salvadego già Martinengo di Padernello detto della Fabbrica a Brescia - testi Floriana Maffeis

La Sala delle Dame, uno dei gioielli più nascosti e inaccessibili di Brescia, è un’opera attribuita al Moretto e alla sua scuola, che decora le pareti di uno dei saloni del palazzo di Via Dante 17, in città, attuale sede dell’esclusivo “Circolo al Teatro”.

La storia di questa sala, dalla sua realizzazione come dono di nozze di Gerolamo I Martinengo alla moglie Eleonora Gonzaga fino al restauro seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è raccontata nel libro “Sala delle Dame, in palazzo Salvadego già Martinengo di Padernello detto della Fabbrica a Brescia”, scritto da Floriana Maffeis, con la prefazione di Sandro Guerrini e i contributi di Basilio Rodella e Ferdinando Zanzottera.

Il volume è corredato da accurate e dettagliatissime fotografie che, mostrando i particolari più minuti e delicati dell’opera, permettono di apprezzarne ancora di più la minuziosa decorazione.

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Volevamo cambiare il mondo - [a cura di] Giuseppe Prati

Dal 1997 al 2010, studenti dell’Istituto Pastori di Brescia partecipano a progetti di cooperazione trascorrendo i mesi estivi in Paesi dell’Africa e Sud America, a stretto contatto con le popolazioni locali, con la loro cultura e il complesso di peculiarità e limiti dell’agricoltura praticata in quei contesti. Ciò fu possibile grazie al “Progetto OASI”, nato dall’impegno di Giuseppe Prati, docente dell’Istituto Pastori, con il coinvolgimento di una fitta rete di associazioni e enti del territorio tra cui il Servizio Volontario Internazionale (SVI) e la Fondazione Tovini.

Nel 2022 nasce l’idea di recuperare i contatti con alcuni dei 57 giovani che presero parte al progetto, invitandoli a raccontare il valore di quell’esperienza e quanto abbia influito sulla loro vita. Nasce così “Volevamo cambiare il mondo”, volume a cura di Giuseppe Prati, edito da GAM, che ridà voce ai protagonisti di allora, i ragazzi e le ragazze che presero parte alle varie missioni, insieme a tutte le persone che, con caparbietà e spirito visionario, resero possibile il “Progetto OASI”.

Un libro corale che rievoca una fase della storia recente in cui, pur tra mille ostacoli, “cambiare il mondo” sembrava un’impresa a portata di mano, ma anche un ideale passaggio di testimone a chi è giovane oggi e, pur tra mille critiche e alzate di sopracciglio, sempre alla propria maniera, prova a migliorare la realtà.

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Chi porta le ombre - William Raineri

“Chi porta le ombre” di William Raineri non è il solito romanzo sulla Resistenza. Non solo perché l’autore non affronta l’argomento nei termini canonici che ci si aspetterebbe, ma anche perché il ricco intreccio narrativo non indulge in semplicistiche conclusioni.

È una trama, quella che intesse abilmente Raineri, che per molti versi crea scompiglio, mettendo alla prova il lettore con divagazioni che possono sembrare inutili riempitivi ma in realtà si rivelano funzionali a una storia avvincente e mai banale.

La vicenda si apre nel 1950, senza tanti giri di parole, con quello che appare come un efferato delitto. Nemmeno tre pagine che lasciano subito il lettore sulle spine: l’azione, infatti, si interrompe senza certezze e da lì in avanti del supposto morto non si parlerà più per diversi capitoli. Privi di appigli e un po’ spiazzati, ci si ritrova ad arrovellarsi sull’identità della presunta vittima e sulle circostanze dell’accaduto.

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Brescia scarabocchi e sentimenti - Mariaelena Scaglia

Cos’è Brescia per me? Chissà chi di noi se l’è mai chiesto. C’è chi a Brescia è nato e cresciuto, chi vi si è trasferito per lavoro, per amore, per studio. Per altri Brescia è una parentesi della propria vita, un periodo circoscritto legato a una situazione personale; qualcuno magari ama fare una scappata “in centro” ogni tanto, da turista o per visitare degli amici. E tanto altro ancora. Se ciascuno di noi dovesse quindi rispondere alla domanda “cosa rappresenta Brescia per me”, che parole userebbe? Un’interessante città d’arte? Il posto dove si conosce un ristorantino delizioso? Una laboriosa città del Nord? Il luogo delle proprie radici? …

Mariaelena Scaglia, giovane designer e illustratrice bresciana, ha racchiuso in un delizioso volumetto la propria idea di Brescia coi suoi spazi, i suoi riti, le sue peculiarità. E anche se in “Brescia. Scarabocchi e sentimenti”, di parole ce ne sono ben poche, il grazioso libretto (con prefazione di Laura Castelletti) riesce a fornire molte delle risposte che tutti noi sapevamo di avere, ma non riuscivamo a formulare.

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Il sogno di un libraio - Camilla Podavini

Esistono negozi ed attività commerciali che, solo a nominarle, rendono bene l’idea del legame che hanno creato con il luogo in cui sono nate, cresciute e dove continuano a proliferare. È il caso della libreria Castelli-Podavini di Desenzano che, dal 1951, accoglie non solo i lettori locali, ma anche i turisti che arrivano da ogni parte del mondo per ammirare le sponde del lago di Garda.

Camilla Podavini, figlia dei fondatori della libreria, Tomaso e Giovanna, ha voluto ricordare il padre, l’uomo, il lavoratore, nel memoir “Il sogno di un libraio”, riportando nelle pagine di questo volume non solo le vicende che hanno portato alla nascita della libreria, ma anche i sogni, i desideri e la tenacia di Tomaso, che non si è perso d’animo malgrado le avversità e i tempi infausti.

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Una storia per il futuro - Roberto Chiarini, Elena Pala

Elena Pala e Roberto Chiarini rovistano negli archivi fotografici di Intesa Sanpaolo, della Biblioteca Queriniana e del Gruppo Fotografico Bagnolese e, grazie al materiale recuperato e a Banca Valsabbina, disegnano un ritratto accurato e originale di Brescia e della sua provincia, fotografate e raccontate nel periodo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1963, ovvero all’alba della rivoluzione culturale.

Con “Una storia per il futuro”, i due autori accompagnano il lettore tra le strade, le campagne e i vicoli di una Brescia che assomiglia alla Roma di “Ladri di biciclette”, una città ferita da una guerra atroce e che sta provando a rialzare il capo, ma dove l’occupazione predominante resta l’agricoltura e in cui vive soprattutto gente “povera di reddito, di lavoro e di futuro”.

Le numerose immagini della vita agreste degli anni quaranta e dei primi anni cinquanta, davvero bellissime, sembrano provenire da un’altra era del mondo, da una sorta di Medioevo, e invece raccontano l’esistenza dei nostri nonni (per noi quarantenni) o al più dei bisnonni dei ragazzini di oggi: gli ultimi sessant’anni hanno probabilmente scavato un solco profondo che rende difficile per noi comprendere in pieno com’era la vita dei nostri progenitori, ma anche per questo il tentativo di raccontarla con le immagini merita un encomio.

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Ci vuole un'altra vita - Nivangio Siovara

Assuefatti dalla routine, corriamo come treni lungo un binario nell’illusione sicura e spensierata di un totale controllo delle nostre vite. E così, zittiamo quella piccola parte di noi che evoca una via d’uscita, che «ci prelevi rapace e ci conduca altrove, al di là dell’abitudine, del destino segnato, di noi stessi».

Per Nasrin e Liv, questa folle corsa si è arrestata in una vecchia stazione ferroviaria dove, come passeggere rimaste bloccate tra un treno che non è mai arrivato e uno che non è mai ripartito, aspettano un’apparizione salvifica che le liberi dall’inerzia.

“Ci vuole un’altra vita”, l’ultimo romanzo dello scrittore bresciano Nivangio Siovara, racconta l’onirica e tormentata storia d’amore di Nasrin e Liv, che insieme scavano alla ricerca delle ossa di un angelo decapitato e sognano di smarrirsi nel bosco.

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Ogni casa senza libro è come una spelonca - Elena Pala

Quanti tra di noi, passeggiando tra gli stand e i firmacopie di una qualsiasi fiera del libro, non esiterebbero a definire l’atmosfera che vi si respira tipica di una società aperta, democratica, plurale e “civile”? Quanti tra di noi sono senz’altro convinti che la cultura, la letteratura e i libri siano incompatibili con il totalitarismo, con l’intolleranza, con l’oscurantismo e con il culto della sopraffazione, e che anzi la promozione della lettura sia di per sé un antidoto efficace contro questo tipo di derive?

A smentire queste pie illusioni, ecco intervenire nel dibattito il nuovo saggio di Elena Pala promosso dal Centro Studi RSI di Salò ed edito dalla Compagnia della Stampa (2023) dal titolo evocativo: “Ogni casa senza libro è come una spelonca. 1927-1937. La Festa Nazionale del Libro. Il caso di Brescia”. Un libretto di pregevole fattura, arricchito da immagini e riproduzioni di poster d’epoca, in cui la nota ricercatrice bresciana racconta la genesi e lo svolgimento di una delle prime grandi manifestazioni dedicata alla promozione della lettura: la Festa Nazionale del Libro, istituita nel 1927 e proseguita per un decennio sotto gli auspici e con il sostegno del regime fascista, che anche a Brescia riscosse una straordinaria partecipazione.

Un caso di studio interessante e poco noto che invita, guardando anche al presente, a non dar nulla per scontato impegnandosi a interrogarsi sulla finalità delle cose e a indagare con attenzione anche e soprattutto tra le pieghe dei programmi culturali per accertarsi che libri e cultura continuino a essere anche carburante al servizio del pensiero critico, del bene comune e dell’impegno civile, e non solo una fonte di distrazione, un’occasione per sterili esibizioni manieristiche o – ancor peggio – uno strumento di indottrinamento.

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Storia di Brescia - Paolo Corsini, Marcello Zane

Il voluminoso saggio riprende e completa, con l’illustrazione del periodo dal 1992 al 2023, un precedente volume edito nel 2014 presso la casa editrice Laterza, ad oggi esaurito ed introvabile.

“Nuova storia di Brescia (1861 – 2023). Politica, economia, società” è l’esito di una ricerca condotta a quattro mani da due autori che non hanno sicuramente bisogno di alcuna presentazione. Paolo Corsini è stato consigliere comunale, sindaco tra il 1992 ed il 1994 e poi tra il 1998 ed il 2008, ed ancora deputato e senatore, e prima di tutto questo docente universitario e riconosciuto studioso. Marcello Zane, storico e giornalista, è noto per le sue molteplici ricerche, pubblicate con diverse case editrici, riguardanti la storia di Brescia e della sua provincia analizzata da punti di vista sempre diversi, dal profilo della storia economica e sociale a quello dell’evoluzione del design, senza tralasciare il tema dell’impatto ecologico delle trasformazioni intervenute nel tempo.

Il testo analizza il periodo considerato dividendolo in quattro fasi: la prima parte racconta la storia di Brescia post-unitaria e zanardelliana (1861-1915); la seconda riguarda il periodo successivo alla prima guerra mondiale, il ventennio fascista e la seconda guerra mondiale (1915-1945); la terza illustra la città repubblicana (1945-1992) e, infine, l’ultima attiene al periodo a noi contemporaneo (1992-2023).

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Babele fu un dono - Claudio Cuccia

Da qualche tempo nella città di B. è in circolo uno strano morbo: le persone utilizzano un numero di parole sempre più esiguo, rinunciando alla complessità e al gusto per le sfumature. Ma cosa succede se il linguaggio s’impoverisce? Quanta ricchezza si perde per ogni parola dimenticata? È il dilemma al centro di “Babele fu un dono”, romanzo di Claudio Cuccia (Scholé, 2023). Una lingua più misera rispecchia una società più grigia, dove lentamente ogni essere umano si autocondanna a un quieto torpore.

Forse, però, l’omologazione che parte dal linguaggio e permea ogni aspetto della vita non è un destino ineluttabile. Ne è convinto Pino, semiologo e “maestro di scienze inutili”. Sarà lui a convincere l’amico Andrea, ingegnere e “studioso di gas”, a unire le forze e cambiare le cose. Per risvegliare gli abitanti di B. dal loro letargo lessical-esistenziale, servirà una mistura di fisica e chimica, insieme alla lucida follia di un gruppo di giovani rivoluzionari.

Claudio Cuccia, già responsabile dell’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica degli Spedali Civili di Brescia, è direttore del Dipartimento Cardiovascolare della Fondazione Poliambulanza di Brescia. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni che spaziano dalla narrativa alla saggistica. Dai suoi libri è tratto “Cardio Drama, spettacolo semiserio su un organo quasi perfetto”, opera teatrale a cura di CHRONOS 3. In “Babele fu un dono” infonde la sua passione per la letteratura, riflettendo con ironia sul nostro presente e su quanto il lessico quotidiano possa plasmarlo. Tra citazioni colte e rimandi all’immaginario pop, il romanzo ci ricorda che esiste un modo “antico” di guardare al “nuovo”, perché tecnologia e umanesimo sono facce della stessa medaglia e le parole, soprattutto le più desuete, sono i primi mattoni con cui costruire un futuro migliore.

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Un altro genere di storia - a cura di Ornella Adamoli ... [et al.]

Un gruppo di donne, riunite in un collettivo attivo fin dal 1977, che decidono di raccontarne la storia in un libro scritto a più voci, arricchito da fotografie, materiali d’epoca e ricordi. Nasce con questi presupposti “Un altro genere di storia. Quarant’anni di femminismo”, volume edito da LiberEdizioni che ripercorre la vita del Collettivo Donne Sant’Eufemia, tra i più longevi di Brescia, in un racconto animato da sensibilità diverse e complementari che sarà di grande ispirazione per le lettrici e i lettori di ogni età. L’opera, curata da Ornella Adamoli, Fabiana Conti, Enrica Gheda, Luisa Longhi, Marilena Sandrini e Enza Zanoletti, è nata con il contributo del Comune di Brescia, la condivisione dei Consigli di Quartiere Brescia Est, nonché il supporto dell’Associazione Cascina Riscatto ODV (San Polo – Brescia).

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Il gemello perfetto - Ezio Piccioli, Gino Tomasini

In quasi tutti i libri gialli italiani che, ormai da anni, affollano gli scaffali e le nostre librerie, ad indagare è (quasi) sempre qualcuno in uniforme: un poliziotto, un carabiniere, un commissario, un maresciallo. Al massimo possiamo trovare degli avvocati, o qualche investigatore privato. Attorno a questi personaggi, l’unica altra figura di rilievo – in alcuni libri parte fondamentale per risolvere l’indagine – è il medico anatomopatologo.

Ezio Piccioli, medico appassionato di musica e poesia, insieme a Gino Tomasini, giornalista bresciano, nel loro romanzo scritto a quattro mani “Il gemello perfetto” propongono ai lettori una nuova figura professionale: la ‘criminal profiler‘, tanto menzionata e usata nelle serie TV americane.

Eva Bontempi, la protagonista indiscussa di questo primo capitolo letterario, è una intelligente quanto arguta e bellissima donna che, di mestiere, aiuta le forze dell’ordine a creare un profilo dell’assassino, indicando loro il sesso, l’età, gli eventuali difetti fisici, sino ai pensieri e alle motivazioni che lo spingono a macchiarsi di questi atti criminali.

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San Giuseppe in Brescia - testi di Alberto Chiari .... [et al.]

La chiesa di San Giuseppe è celata in un vicolo stretto: da Piazza della Loggia se ne intravede una parte e la curiosità è ancor più attirata dai pochi gradini che portano al suo ingresso. Ma, un volta aperta la porta, ai nostri occhi si offre uno spazio immenso: altari di raffinati marmi decorati con la tecnica del “commesso fiorentino”, epigrafi che ricordano l’ultimo riposo di personaggi illustri, una teoria di cappelle riparate da cancellate preziose che custodiscono opere di pregio, nonché l’organo Antegnati, uno dei più importanti a livello europeo. La chiesa era parte di una sede monastica e contiene chiostri che custodiscono le immagini affrescate di conventi francescani, una meridiana su cui si regolavano tutti gli orologi di Brescia, un ciliegio che quando è fiorito è un incanto infinito e infine, dal 1978, un Museo Diocesano che vanta una collezione di opere rilevanti.

Un tesoro nascosto raccontato nel volume “San Giuseppe in Brescia. Chiesa dei musicisti, degli artigiani e il convento francescano” (Compagnia della Stampa, 2023), a cura di Lucia Braghini, che racchiude i brevi testi elaborati da alcune delle guide turistiche più conosciute della città, ognuna delle quali ha posto in luce un elemento peculiare del complesso monastico. Una pubblicazione che si inserisce in un progetto di più ampio respiro, che comprende molteplici iniziative, dal titolo “San Giuseppe, tesoro nascosto”, con cui la parrocchia dei Santi Faustino e Giovita di Brescia ha voluto valorizzare una chiesa che si apre al visitatore come uno scrigno di gioielli.

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Lo scudiero del conte di Cemmo - Osvaldo Agostani

È il 1438 e la Serenissima Repubblica di San Marco ha esteso il suo controllo, a partire dalla battaglia di Maclodio del 1428, sulla Valcamonica, territorio strategico per la sua posizione geografica e per la lavorazione millenaria del ferro, estratto dalle numerose miniere qui presenti, e impiegato nella produzione di armi. Ma su questa valle ha ovviamente messo gli occhi anche Filippo Maria Visconti, l’ultimo duca di Milano della dinastia viscontea, che a più riprese cercherà di recuperare quest’area così ricca.

Questo il contesto che fa da sfondo a “Lo scudiero del conte di Cemmo” di Osvaldo Agostani, un romanzo storico che intreccia ciò che ritroviamo sui libri con le avventure ‘cavalleresche’ del vero protagonista, Francesco Agosti, personaggio di finzione e uomo di fiducia del conte di Cemmo e Cimbergo.

Edito dallo storico editore milanese Meravigli, realtà molto attiva nella pubblicazione e nella promozione di libri legati alla storia di Milano, il romanzo di Osvaldo Agostani è un romanzo godibile capace di bilanciare storia e fiction, avventura e storie d’amore, appassionando e insegnando anche qualcosa.

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