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Spatriati
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Desiati, Mario <1977->

Spatriati

Einaudi, 2021

Abstract: Claudia entra nella vita di Francesco in una mattina di sole, nell'atrio della scuola: è una folgorazione, la nascita di un desiderio tutto nuovo, che è soprattutto desiderio di vita. Cresceranno insieme, bisticciando come l'acqua e il fuoco, divergenti e inquieti. Lei spavalda, capelli rossi e cravatta, sempre in fuga, lui schivo ma bruciato dalla curiosità erotica. Sono due spatriati, irregolari, o semplicemente giovani. Un romanzo sull'appartenenza e l'accettazione di sé, sulle amicizie tenaci, su una generazione che ha guardato lontano per trovarsi.

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L'opera è una sorta di romanzo di formazione narrato in una prima persona la cui scorrevolezza riporta ai flussi di pensiero Faulkneriani, con dialoghi intensi, descrizioni un po' blande e delle citazioni che contornano il tutto dando un contesto, una direzione. All'ombra di una storia di amore forse non contraccambiata c'è un interessante varietà di tematiche: la nota questione meridionale con annessa la fuga dei cervelli, la felicità e il sapersi realizzare, il non sentirsi mai nel proprio mondo, l'omosessualità, il lavoro e la famiglia; il tutto in una chiave supermoderna e diretta.
Ahimè il libro perde il suo senso verso la metà, quando subentra una certa crudità, volgarità e sessualizzazione completamente inaspettata e insensata che rende il tutto quasi illeggibile, sembra di finire nello Zoo di Berlino a pié pari.. I personaggi paiono così cambiare e diventare gli scheletri inanimati di un autore che affamato di premi rende un buon pane ai critici che strizzano l'occhio a opere come cinquanta sfumature di quello che volete. Evidentemente ce l'ha fatta ma riuscirà questo libro ad appassionare i veri lettori delle biblioteche se non dell'Italia intera? sono proprio curioso di vedere perché il mio è sempre un parere personale!

"Claudia e Francesco, nella sua calligrafia sembravamo fatti per essere scritti assieme"

Due ragazzi uniti, ma completamente distanti, entrambe alla ricerca di sé stessi o di qualcosa che dia un senso al loro essere. Questo libro racconta della migrazione non solo territoriale, ma anche emotiva di Claudia e Francesco che continuamente scappano da ciò che sono dirigendosi verso qualcosa che possa completarli, che sia un lavoro, una persona o una città.
La storia è intensa, coinvolgente, densa di tante tematiche che coinvolgono la nostra generazione, forse estremizzandole, esagerando anche nella quantità. Nonostante questo ho apprezzato la narrazione, ricca di citazioni letterarie e musicali, di paesaggi del sud e di contesti estremi come quelli dell'underground berlinese.
Mi rimane l'impressione che Claudia e Francesco abbiano fatto tanta fatica e tanta strada per trovare qualcosa che in realtà era non solo sotto i loro occhi, ma addirittura dentro di loro.

"Da lei imparavo che il caos vince sempre, ma dargli una forma il più a lungo possibile produce quel che a quasi quarant’anni guardiamo con orgoglio: un figlio o un albero piantato, un libro, un viaggio, una fotografia, una degna sepoltura a chi hai amato".

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