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In tutto c'è stata bellezza
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Vilas, Manuel <1962->

In tutto c'è stata bellezza

Guanda, 2019

Abstract: «Ci farebbe bene scrivere delle nostre famiglie, senza nessuna finzione, senza romanzare. Solo raccontando ciò che è successo, o ciò che crediamo sia successo.» Animato da questa convinzione, Manuel Vilas intreccia con una voce coraggiosa, disincantata, a tratti poetica, il racconto intimo di una vita sullo sfondo degli ultimi decenni di storia spagnola. Allo stesso tempo figlio e padre, Vilas celebra la presenza costante e sotterranea di chi non c'è più, il passato che riemerge a fatica dai ricordi, la lotta per la sopravvivenza che lega indissolubilmente le generazioni. Una narrazione che sottolinea l'umana fragilità, le inevitabili sconfitte, ma anche la nostra forza unica, l'inesauribile capacità di rialzarci e andare avanti, persino quando tutto sembra essere crollato. Perché i legami con la famiglia, con chi ci ha amato, continuano a sostenerci e a definirci, anche quando sono apparentemente allentati o interrotti. E proprio quei legami ci permettono di vedere, a distanza di tempo, che in tutto c'è stata bellezza: in molti gesti quotidiani e anche nelle parole non dette, nell'affetto trattenuto, inconfessato, a cui non possiamo fare a meno di credere e di aggrapparci.

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Alice Raffaele
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"In tutto c'è stata bellezza", nella mia opinione in tutto forse tranne che nel leggere questo libro.
Le aspettative erano alte, visto che è stato proclamato il caso editoriale spagnolo dopo "Patria" di Aramburu, romanzo di altissimo livello che ho elogiato tantissimo e di cui non volevo voltare l'ultima pagina per non terminarlo.
Invece l'opera di Vilas mi ha deluso. Mi ha intristito, giustamente, perché non è altro che un estenuante memoir sui suoi genitori. I capitoli sono brevi, massimo di due o tre pagine; descrivono in ordine più o meno cronologico episodi e flash della nascita, crescita e vita adulta dello scrittore, esplorando e sviscerando le relazioni con due delle persone più importanti: i suoi genitori.

"Siccome non sentirò mai più le loro voci, a volte mi rifiuto di capire lo spagnolo, come se con le loro morti la lingua spagnola fosse venuta meno e adesso fosse soltanto una lingua morta, come il latino. Non capisco lo spagnolo di nessuno, perché lo spagnolo dei miei genitori non si sente più nel mondo. E' una forma di lutto." - Pag. 101

Questa citazione può riassumente tre quarti del libro: tutti i ricordi servono a elaborare la perdita prima dell'uno e poi dell'altro genitore. Ogni azione è ripercorsa, rivissuta e, quasi sempre, ripetuta in frasi anche consecutive. Se inizialmente la lettura affascina e il dolore esce dalle pagine per avvolgere il lettore in un abbraccio cupo, già dopo venti capitoli esso diventa più una morsa: ci si sente oppressi, angosciati, non si vede l'ora di arrivare alla fine (se non si preferisce abbandonarlo a metà) perché, sostanzialmente, non succede quasi niente. Il tempo è dilatato, dalle morti ai funerali e infine alle cremazioni.

Un altro esempio dello stile adottato:
"Il presente in cui vive ogni essere umano trasforma il passato in un enigma: il presente non è un mistero, però appena si trasforma in passato l'enigma lo invaderà, perciò guardo il presente con la lente d'ingrandimento, con il microscopio, tentando di vedere come si produce la sua trasformazione." - Pag. 233

E' pur vero che alcuni pezzi commuovono:
"Un giorno non ricorderò più con esattezza quella casa in cui ci siamo voluti così bene, e quando non la ricorderò impazzirò. Credo nelle tue passioni. Le tue passioni sono le mie. E le tue passioni sono valse la pena. Mi mancano le foto, quelle sì. Le tue passioni, mamma, la tua ossessione per la vita, le hai passate a me. Ce le ho qui, nel mio cuore, macinando rabbia." - Pag. 282

Eppure, come incredibilmente accade, alla fine la vita va avanti. "Quello che non potevo immaginare è questa riconciliazione con me stesso. [...] Forse è questa l'eccellenza dell'identità: arrivare a bastarti per tutto." - Pag. 351

Lo scrittore ha sicuramente scritto per sé, per superare il lutto; ma il romanzo da pubblicare forse sarebbe stato da riadattare (e accorciare). Sono stralci che rischiano di perdersi, in quella lista quasi infinita di memorie; pochi bagliori di luce che - sì, loro sì - contengono e offrono bellezza.

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