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Palazzo Yacoubian
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al Aswani, Ala <1957->

Palazzo Yacoubian

Milano : Feltrinelli, 2006

Abstract: La saga degli abitanti di un palazzo costruito al Cairo negli anni trenta. Storie parallele, vite che scorrono una accanto all'altra senza mai incrociarsi. Un palazzo che contiene in sé tutto ciò che l'Egitto era ed è diventato. Oltre ai numerosi protagonisti, in questo romanzo campeggia la denuncia della società, della politica egiziana e dei movimenti islamisti, una denuncia particolarmente cara ad al-Aswani che oggi è uno degli esponenti di punta del movimento di opposizione egiziano Kifaya.

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Alice Raffaele
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Saranno stati i personaggi negativi o sarà stato lo stile disinibito e crudo dell’autore, comunque “Palazzo Yacoubian” è un romanzo che ha fatto discutere abbastanza il nostro gruppo, dividendolo a metà; di sicuro non è passato inosservato, perché a pochi è rimasto indifferente.

Ha irritato parecchio per i suoi toni maschilisti e amari, nonché per la religione giustificatrice e scusante di ogni atto nel libro; allo stesso tempo ha intrigato, con il suo essere un quadro vero e rappresentativo della società egiziana.
Una società che, lasciata a sé stessa, senza un’appropriata autorità, non può che degenerare, sia considerando la gente in generale sia seguendo le vicende personali di alcuni individui particolari. Questo è l’espediente usato da al-Aswani per denunciare la corruzione politica, il degrado e la disparità tra ricchi e poveri, la scarsa considerazione delle donne, la fede cieca che potrebbe trasformarsi in estremismo, la lussuria che conduce alla rovina.

Un romanzo sporco: ogni vizio, ogni cattiva qualità, è impersonato da un inquilino, tanto che Palazzo Yacoubian viene anche considerato un polo negativo quasi al limite del possibile; è un romanzo decadente. I personaggi sembrano demoni, ecco il sostantivo usato da un'altra partecipante, maledetti nella loro ricerca vana di ottenere una qualche felicità. Soltanto due di loro sembrano riuscire a raggiungere qualche scopo, forse perché con le loro azioni hanno fatto del male solo a sé stessi e non ad altri.

In ogni caso, è un romanzo più universale di quanto si pensi: è sufficiente cambiare città e periodo, magari tornare indietro di qualche decennio in Italia, e si possono trovare parecchie analogie.

Infine, una nota: è inevitabile pensare a quanto capitato a Giulio Regeni, soprattutto nei paragrafi dove si dà una descrizione alquanto infelice della polizia e degli organi di stato egiziani. Chissà se un giorno si saprà tutta la verità; la scopriremo, amaramente, solo “se Dio vuole”.

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