Denise Savioli

Vedi tutti i suoi post
عرض كل

التعليقات الأخيرة المُدْرَجَة

La gioia del riordino in cucina - Roberta Schira

Purtroppo non posso dare più di tre stelle a questo libro: se la prima parte, infatti, ne vale cinque (nel suo trattare con semplicità ma accuratezza temi anche complessi come gli aspetti antropologici e psicoanalitici del cibo e della cucina, intesa sia come atto che come stanza), la seconda parte invece mi ha deluso: l'ho trovata dispersiva e a tratti ammiccante ad uno spiritualismo mediocre. Come se la parte introduttiva e quella più pratica fossero state scritte da due persone differenti!

Tienilo acceso - di Vera Gheno e Bruno Mastroianni

Equilibrato, sintetico ma ricco, pulito e scorrevole: non solo una raccolta di regolette o suggerimenti per la gestione della vita online, ma una proposta di convivenza e buon vicinato digitale a tutto tondo; alla portata, però, di ogni lettore quale che sia il suo livello culturale - ed a questo gli autori tengono molto, ad appianare cioè, pur senza negare a ciascun attore le proprie competenze e qualità, i rapporti tra "pubblico" e "parlante / autorità" in un contesto che per sua natura diluisce le gerarchie di potere.
Le difficoltà (più che i difetti intrinseci) del digitale, dell'online, e dei social in particolare sono descritti con misura, e gli aspetti positivi messi in ottima luce, ma sempre con misura, senza esaltazioni. Tratto essenziale dello stile di scrittura è infatti una gradazione pressoché perfetta di precisa conoscenza tecnica, espressa con un calore emotivo ed una partecipazione personale tali da avvicinare ulteriormente gli autori ai lettori.
Interessanti gli esempi, numerosi e spesso in forma di screenshot da discussioni realmente avvenute in rete. Al termine di ogni capitolo c'è un breve riassunto per punti di quanto detto, ma il testo rimane fluido e affatto schematico.

L'imperatore del Nord - Robert Aldrich

Alla ricerca di quacosa di appetibile per ovviare alle serate-Sanremo, ho pescato questo gioiello.
E’ necessario scoprirlo, o rispolverarlo, per un motivo ben preciso – al di là dell’interesse per tutte le saghe degli sfruttati del mondo, da Furore a Gli equilibristi -: propone come protagonista, ed esalta un tipo di uomo, che sa essere re del proprio mondo a prescindere dalle circostanze.
E che non accetta compromessi che ne ledano la dignità: non a caso, rifiutando Cigaret come compagno dopo avergli aperto la prospettiva di divenire suo erede gli dichiara: “Tu non hai classe!”. Che vuol dire: non hai stile, ma, soprattutto, vuol dire anche: non appartieni. Né alla classe operaia, né alla massa di disoccupati, né ad un gruppo umano da tutelare e da cui essere tutelato.
Cigaret è uno che ha smesso di lottare se non per una sopravvivenza bruta e meschina, incapace di vedere l’altro come simile anziché come nemico. E come ha dichiarato Aldrich intervistato da Truffaut,“Ogni uomo deve agire anche se è spezzato“.

L'ultimo esorcismo - diretto da Daniel Stamm

Non ho potuto assegnare le cinque stelle, come avevo sperato di fare, perché a coronamento di un film valido arriva un finale a mio avviso banale e senza nerbo.
La scelta di farne un mockumentary, seppur decisamente logora, qui funziona alla perfezione perché l'aspettativa viene ribaltata: anziché promettere un orrore - visto in forma esplicita o solo intuìto - il protagonista (un bravo Eli Roth) e con lui il regista intendono dimostrare che l'orrore di cui sono a conoscenza tale non è, ma soltanto un male di tutt'altro tipo da smascherare.
Breve, incisivo e dal bel ritmo, persino divertente; vale la pena per agli appassionati del genere vederlo, anche per riflettere sui molti topòi richiamati con serietà, ma non severità.

Il quarto tipo - [diretto da Olatunde Osunsanmi]

Un film discreto nella sua semplicità, nonostante il tema del rapimento alieno sia non direi abusato, ma comunque molto sfruttato.
Saggiamente breve e interessante, forse più che per il concetto (arricchito da qualche dettaglio insolito) e la potenzialità-spavento, per lo sviluppo aperto della storia (a tratti troppo aperto) e le riflessioni che induce - sarebbe stato bello poter ascoltare i commenti in sala, in diverse sale, degli spettatori -: sull'impatto sociale e politico di determinati eventi / convinzioni, sulle possibili reazioni governative non solo di accusa ma anche di difesa dei cittadini coinvolti, e soprattutto sulla natura e gli scopi dell'intervento di entità non umane.
La vera chicca, infatti, arriva alla fine, appunto con la rivelazione della natura intima delle manifestazioni e gli interrogativi alla coscienza personale che porta con sé.

Il gusto del cinema - Ferruccio & Federica Cumer

Diviso in sezioni dedicate ciascuna a una regione italiana, si distingue da altre raccolte di accostamenti cinematografico-culinari per la competenza mai superba o prolissa in materia di grande schermo, e per i validi approfondimenti storici e gastronomici. Consigliato.

Ore 11:14 - Hilary Swank, Colin Hanks, Barbara Hershey

E' classificato come un horror, ma in realtà è un thriller.
Discreto, non eccellente; le trovate demenziali sono buone ma inizialmente appaiono slegate, poco curate - finché i flashback / flashforward non cominciano a dipanare la matassa e ad incuriosire scoprendo i legami tra le diverse vicende.
Alle 11:14 accade tutto, ma non va frainteso il titolo: si tratta di un gioco di incastri e non di un replicante di "Final destination".

I nostri ragazzi - Alessandro Gassman ... [et al.]

A differenza di quella americana firmata da Oren Moverman, la trasposizione italiana del romanzo "La cena" di Herman Koch - autore da non tralasciare - rinuncia volentieri alla piacevolezza un po' torpida ed a sfruttare l'abbondanza di dialoghi salaci e riflessioni in punta di bisturi.
Il dilemma etico nasce ancor prima che l'evento focale accada, e ogni cosa tende a collassare ed addensarsi attorno ad esso: non c'è spazio per le giustificazioni e le rielaborazioni, la realtà morale dei personaggi viene esposta senza commento, e l'inatteso emerge da ciascuna persona in tutta chiarezza. Essenziale e salutare.

Il presidente è scomparso - romanzo di Bill Clinton e James Patterson

Un buon pezzo d'intrattenimento, scorrevole ed accattivante.
Alcune licenze, nella trama, sono palesemente volute, e contribuiscono a fare della storia una sorta di moderna favola popolare: un'apologia soft degli Stati Uniti (che a dirla tutta, in questi tempi in cui l'Occidente si gloria del disgusto di sé, non fa male).
Non mancano i riferimenti all'attualità, dalle ultime elezioni falsate dalla Russia alla nostra pericolosa dipendenza dal digitale.
Il manifesto etico-politico che si può leggere in controluce non toglie comunque nulla alla godibilità e alla leggerezza del romanzo.

عرض كل

آخر المشاركات المُدْرَجَة في الْمُنْتَدَى

لا توجد مشاركات مُدْرَجَة في الْمُنْتَدَى

رفوفي

بحوثي المحفوظة

لا توجد عمليات بحث عمومية محفوظة