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Qui - Richard McGuire

Questo graphic novel di stupefacente modernità riesce a portare nel mondo bidimensionale del fumetto la quarta dimensione: il tempo!
Attraverso l'uso geniale di riquadri temporalmente molto distanti, *compresenti nella stessa pagina*, McGuire ci racconta la storia di un luogo e di ciò che vi è accaduto, a partire dalla preistoria, attraverso i secoli, con squarci sul futuro lontano (raffigurati NON in ordine cronologico-consequenziale, ma in una sorta di sincronia multipla, non so come definirla...).
Una palude, poi una casa colonica, con i suoi abitanti e gli arredi che la caratterizzano, e che cambiano naturalmente: il tutto rappresentato a partire dalla prospettiva fissa del salotto della dimora stessa.

Leggendo, cercavo di seguire una storia, io povera ingenua, e mica ci riuscivo troppo, ma l'originalità e la convincente maestria dell'opera non va cercata lì. È nella sorprendente rappresentazione del TEMPO...

Demon slayer = Kimetsu no yaiba / Koyoharu Gotouge. 1

Parliamo di un altro #manga?
Tanjiro è un giovane carbonaio responsabile e dal cuore puro, che vive insieme ai numerosi fratellini e alla madre in una casa isolata nei boschi.
Dopo esser sceso in pianura a vendere carbone, al rientro trova la famiglia sterminata dai Demoni. L'unica sopravvissuta è la sorella Nezuko, che è stata trasformata in demone, ma che conserva ancora anche sentimenti umani.
Da questo momento, la missione di Tanjiro diventa quella di salvare e far tornare umana la sorella. Per riuscirci dovrà imparare a combattere i Demoni, senza risparmiarsi fatiche, dubbi, scoraggiamento...
A me è piaciuto molto.

Cronaca di una morte annunciata - Gabriel Garcia Marquez

RECENSIONE CORALE A CURA DE "I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI”

Ispirato a una storia realmente accaduta, con protagonista un amico di Gabriel García Márquez, “Cronaca di una morte annunciata” è il teatro allo stato puro, un melodramma. Rappresenta l’assurdità, in alcuni tratti persino facendo emergere una vena comica e surreale, o essendo addirittura “splatter” nelle ultime pagine.
L’aspetto più interessante del romanzo è la sua coralità. Questo, assieme alla rivelazione del finale fin dal titolo, conduce il pensiero direttamente alla tragedia greca, dove la degenerazione della storia è inevitabile. Per come è raccontato, a qualche partecipante ha ricordato alcuni programmi televisivi, come “Blu notte” di Carlo Lucarelli. L’evento della morte di Santiago Nasar viene ricostruito attraverso i racconti e le deposizioni di tutta la cittadinanza di un piccolo paese della Colombia. Di questo poliedro infinito che è la verità, il contributo della testimonianza di ogni personaggio ce ne fornisce un lato, una faccia su cui tuttavia non abbiamo garanzie. La stessa cosa vale anche per la caratterizzazione dei personaggi o persino le condizioni meteorologiche. Ed è qui che sta soprattutto la genialità quasi magica di García Márquez. Il romanzo implementa la soggettività: l’unica cosa obiettiva su cui possiamo essere certi è che Santiago sia morto. Infatti il trascorrere del tempo e l’interiorizzazione dei fatti nella memoria hanno sicuramente modificato quanto sia davvero successo, anche a convenienza, per evitare di ammettere una parte di responsabilità nella vicenda. Perché tutto il paese - che sia per fatalità, omertà, indifferenza, incredulità o altro - è colpevole; per sopravvivere a Santiago Nasar, ha dovuto trovare un modo per superare la vicenda. Ogni persona si aspettava che qualcun’altra intervenisse per fermare i fratelli Vicario, nel frattempo lasciandosi trascinare passivamente dal vortice degli eventi. Ed è ciò che ha reso persino fastidioso il testo ad alcuni partecipanti, come chi ha accusato la società ignorante e superstiziosa di essere essa stessa di per sé legata alla fatalità e di avere lasciato morire Santiago. Un paese che considera “normale” questa cosiddetta scelta di giustizia non dista molto dal Medioevo. Una partecipante ha consigliato tuttavia di concentrarsi sul piano simbolico, più che su quello reale: Santiago Nasar è il capro espiatorio da sacrificare in un rito in cui ci sono dei ruoli precisi da interpretare, dagli esecutori al pubblico che assiste. La vittima, Angela Vicario, è una delle figure più interessanti dell’opera, forse perché solo lei sa davvero come stanno le cose. E’ lei infatti che, essendo riportata nella sua casa materna nel bel mezzo della notte da Bayardo San Roman in quanto non più vergine, viene umiliata ed è costretta a fornire alla madre e ai fratelli il nome di colui che l’ha rovinata, macchiando l’onore suo e quello della famiglia. Solo Angela Vicario conosce il vero nome di questo responsabile, del suo “autor”, termine originale usato nell’edizione spagnola di cui abbiamo cercato tutti i possibili significati, senza risolvere il mistero.

A livello di stile, la confusione volutamente inserita nei primi capitoli non ha reso così semplice l’immersione nella lettura a molti di noi, lettura che però a un certo punto ha ingranato. Il realismo magico, tecnica così cara a García Márquez, qui è poco presente, se non nel modo in cui alcuni personaggi sono tratteggiati. E’ il caso per esempio di Bayardo de Roman, descritto come un uomo “fantastico” (nel senso di fantasia) in grado di compiere, per raggiungere i suoi scopi o soddisfare i suoi capricci, le azioni più incredibili. Azioni che rimangono impresse e vengono probabilmente esagerate nei ricordi dei personaggi più poveri, che finiscono quasi per immaginarlo.
Per quanto riguarda il lessico, in alcune parti, il linguaggio usato da García Márquez contiene parole ed epiteti offensivi verso le donne della storia. Un partecipante ha sottolineato come simili frasi, in altri libri meno celebrati che abbiamo discusso in passato, avessero suscitato molta più indignazione. La risposta di alcuni è stata che in questo caso García Márquez lo fa volutamente per rimarcare meglio il contesto e alcuni luoghi del romanzo; non c’è nulla di gratuito. Andando oltre García Márquez, rimane comunque lo spunto di confronto da riproporre anche al termine di questa recensione: quanto possiamo essere condizionati dal nome (o dalla rilevanza) dell’autore o dell’autrice? E, questo almeno, come in caso renderlo evitabile? Ovviamente, partecipando a un gruppo di lettura acceso e variegato come il nostro ;)

Balletti verdi - Stefano Bolognini

“Balletti verdi: uno scandalo omosessuale”, esordio del giornalista ed attivista LGBT bresciano Stefano Bolognini, ripercorre con puntualità i fatti tramite gli articoli ed i documenti del tempo ma anche grazie alle testimonianze di chi si trovò coinvolto nella vicenda e che subì sulla propria pelle la gogna mediatica e la feroce ondata di odio e intolleranza dell’opinione pubblica. Delinea un quadro completo della situazione, fornendoci gli strumenti utili affinché ogni lettore possa farsi un’idea di ciò che realmente è stato e della cultura omofoba che innescò – nell’ottobre del 1960 – questo scandalo.

La recensione con l'intervista completa la trovate qua https://www.bresciasilegge.it/balletti-verdi-intervista-stefano-bolognini/