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آخر رسائل المنتدى

Lettere da Trieste - Gaetano Cinque

L’opera è divisa in più parti: la prima definita "l’archivio di mia madre" dà conto di come l’autore del libro sia venuto in possesso delle lettere, che erano state conservate gelosamente dalla protagonista femminile della storia d’amore; la seconda parte, suddivisa a sua volta per ciascun anno di invio delle lettere, assume dei titoli che sintetizzano come si sviluppa il rapporto: "l’innamoramento", "la promessa" ovvero "l’attesa", "la riconciliazione", "il matrimonio"; la terza parte, definita "appendice", riporta alcune lettere, presenti sempre nell’archivio, scritte dalla fidanzata e da parenti; la quarta e ultima parte dal titolo "l’epistolario, note di filologia testuale", vuole essere un breve saggio sul senso di tutta l’operazione messa in cantiere dall’autore: perché pubblicare delle lettere private in una funzione narrativa e letteraria. Ciascuna lettera è preceduta sempre da un commento che vuole essere la voce narrante della storia, che è direttamente rappresentata dai protagonisti. Possiamo dire che è l’edizione critica di un epistolario privato. È applicare il metodo critico letterario ad un testo che non nasce come opera narrativa per essere divulgata, bensì destinata a dissolversi, come mille altri atti della vita quotidiana, se non c’è l’intenzione di strappare alla caducità del tempo gesti di memoria personale. Una piccola documentazione fotografica e una breve bibliografia chiudono l’opera che può essere definita epistolario d’amore, oppure breve saggio documentale sulla narrativa postmoderna.

Il destino si chiama Clotilde - Guareschi

Letto dietro consiglio di un'amica (grazie Anna Nda), e solo perché ha il nome della mia bambina e della mia nonna nel titolo.
E' stato una splendida sorpresa: decisamente ben scritto, originale sia nella trama che nell'avvicendarsi dei personaggi.
Davvero bello bello (contrariamente a ogni previsione).
E se la Clotilde del mio destino assomigliasse a quella del libro...non mi dispiacerebbe per nulla <3.

Vite parallele - Gaetano Cinque

È possibile vivere nello stesso tempo più vite senza che tra loro ci sia alcuna interferenza? Fatta una scelta tra le tante che si presentano nella vita, quelle escluse sono definitivamente perse o è possibile un loro recupero? È ciò che si chiede ossessivamente Paolo, il protagonista di questo romanzo, che oscilla tra presente e passato per la definizione di un futuro, che appare sempre più incontrollabile. E questa sua ricerca lo porta a perdere la sua donna, di cui scopre, solo al momento dell’abbandono, di esserne fortemente innamorato. La vicenda si svolge nella terra flegrea, a Nord di Napoli, dove la coppia decide di trascorrere la solita vacanza estiva in maniera diversa, definendo degli itinerari comuni per comprendere un passato vissuto separatamente. Ma presto nascono incomprensioni e quello che doveva essere un periodo di arricchimento della vita di coppia diventa lacerazione e sofferenza. Aprire al passato significa per Paolo penetrare nei risvolti più reconditi dell’animo dell’uomo, è metterne a nudo la sua vera natura, caratterizzata dalla ricerca del piacere e della seduzione in qualsiasi condizione si venga a trovare. Scopre che il godimento della sensualità dei corpi è alla base dei comportamenti umani in ogni tempo. E i Campi Flegrei, che sembrano essere il luogo ideale per questa esplosione dei sensi e del piacere fisico, essendo una terra magmatica e in continuo fermento, offrono itinerari di ricerca non solo nel presente, ma anche nel passato più lontano, come quello di Roma Imperiale. E allora le storie s’intrecciano. La vicenda di Paolo e di Martina si confonde con l’infelice amore di Petronio per Agrippina, uccisa dal figlio Nerone o con la metamorfosi di Lucio nel racconto di Apuleio. Romanzo visionario, che pone domande importanti sul nostro vivere, un romanzo indicato per il terzo millennio dopo Cristo, in quanto nulla è garantito per sempre, i tempi si dilatano, e tutto incombe come su un eterno presente senza mai la certezza di un profilo condiviso per una scelta definitiva. Un prologo, dal titolo emblematico “Paradigma flegreo”, guida alla comprensione del contesto geografico rispetto all’immaginazione letteraria dell’autore.

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa - Luis Sepúlveda

Leggendo l'ultima storia di Sepúlveda mi è sembrato di fare un viaggio nel tempo e tornare indietro di quasi vent'anni, quando mi trovai di fronte per la prima volta "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare": che sia l'inquinamento oppure la caccia agli animali, è sempre un incanto. Ho sempre ammirato la sua capacità di scegliere temi complessi e narrarli con quella delicatezza riservata ai lettori più piccoli. Sarà per questo che le sue parole arrivano sia ai bambini sia agli adulti; le sue sono favole moderne, con una vera e propria da morale da apprendere, coltivare, conservare e trasmettere.

"Non ci davano la caccia per cibarsi delle nostre carni, ma per l’olio dei nostri intestini, che ardeva illuminando le loro case. Non ci ammazzavano per paura della nostra specie; lo facevano perché gli uomini temono il buio e noi balene possediamo la luce che li libera dalle tenebre."

Se le parole "balena bianca" del titolo vi hanno fatto venire in mente un'altra famosa opera letteraria, sappiate che il collegamento è giusto. Ogni incontro tra la balena bianca e l'uomo non passerà senza lasciare il segno in entrambi: un arpione nel primo, un desiderio di conquista nel secondo.

Dai tuoi occhi solamente - Francesca Diotallevi

Avere passione e talento per qualcosa non implica per forza il volerlo esternare e condividere con gli altri.
Al giorno d'oggi potrebbe sembrare strano; per Vivian Maier, fotografa statunitense del secolo scorso, assolutamente no.

Sconosciuta fino al 2007, quando un giovane, John Maloof, trovò per caso centinaia di negativi e rullini da sviluppare, è stata riconosciuta come un'antesignana dello street photo e divenne nota in tutto il mondo, soltanto post mortem. Il libro della Diotallevi è la storia romanzata della sua vita, delle sue relazioni, del suo sguardo indagatore verso il mondo.

"Quando scatta una foto dal punto panoramico che le hanno indicato, quando imita il lavoro di un altro, non sta guardando per davvero con i suoi occhi. Forse ne uscirà una buona foto, ma sarà una foto uguale ad altre mille. Ha mai provato a cambiare prospettiva?" - Pag. 121.

La ricerca dell'autenticità più pura e della soggettività non è tuttavia un percorso semplice: a volte potrebbe sembrare una maledizione, il non sentirsi compresa dalla maggior parte delle persone.

" "Non sempre è così. Ci sono giorni in cui vorrei solo essere... diversa." [...] "Cos'è che insegui, Vivian?" - "Te l'ho detto, non lo so." " - Pag. 140

La scrittrice ha fatto un ottimo lavoro di documentazione, come già aveva fatto almeno in un'altra sua opera, "Amedeo, je t'aime"; non si è limitata a raccontare la biografia della Maier, ma ha cercato di darle una voce, riuscendoci in alcuni pezzi magistralmente.

" 'Non è così che tutti andiamo avanti?' avrebbe voluto domandarle Vivian. Celandoci dietro una targhetta mentre ciò che siamo davvero lo dice il fondo dei nostri cassetti, dove accumuliamo i segreti; le tasche dei nostri cappotti, dove conserviamo i fazzoletti usati e le cose di cui dovremmo vergognarci; le pagine dei libri, tra le quali nascondiamo le lettere proibite, dove schiacciamo i quadrifogli che non vogliamo veder marcire, perché qualcuno ce li ha donati affinché ci portassero fortuna. Ce ne stiamo nascosti dietro un'aria rispettabile, camuffando tic e manie, abusi e dolori che spaventerebbero chi abbiamo davanti, se rivelati." - Pag. 150.

Mi è rimasto solo un dubbio, terminando la storia: Vivian Maier, che ha sempre coltivato il suo talento nella riservatezza della propria intimità, che non ha sviluppato le foto perché forse non era propriamente interessata al risultato quanto più all'atto in sé, avrebbe gradito essere scoperta? Avrebbe voluto vedere il suo lavoro pubblicato online, sulle riviste, nelle mostre dedicate?
Allo stesso tempo, una tale capacità di inquadrare la strada e la vita, perché nasconderla al mondo? È "corretto"?
Al momento ho risposte contrastanti; forse devo ancora mettere a fuoco.

Diario minimo di uno scrittore esordiente - Gaetano Cinque

Diario minimo…può considerarsi un vero e proprio manuale, una guida mentale e psicologica, ma anche decisamente tecnica e strumentale per aspiranti scrittori, per coloro che, volendo pubblicare un loro primo testo, assumono la dicitura “esordienti”.
E proprio perché questa definizione resta in molti casi indelebile, quasi un marchio, il testo intende apportare qualche chiarimento su un mondo che ai neofiti risulta veramente incomprensibile.
Innanzitutto dibattendo qual è il rapporto tra scrittura e letteratura. E soprattutto cosa succede se uno scrittore esordiente decide di non seguire mode e mercato, editoria di successo e concorsi nazionali.
Fare un’autoanalisi della propria vena narrativa, ricercare i motivi che sono alla base di progetti letterari e rappresentarli con le motivazioni immediate e sincere, diventa istruttivo e di grande aiuto per chi inizia a misurarsi con il proprio io creativo.
Il testo quindi si offre come manifesto programmatico per chi resterà ai margini della grande editoria. Essere autori minori non vuol dire però essere poco significativi, anzi!
Il più acuto interprete del sentimento di marginalità è stato un grande della letteratura mondiale: il portoghese Fernando Pessoa, il cui pensiero rivive nell’ultima parte del Diario minimo…

Una sana follia - Gaetano Cinque

Il romanzo Una sana follia (Giovane Holden edizioni, aprile 2018) si presta a due piani di lettura: il primo è quello esterno, di superficie, e riguarda un’argomentazione molto diffusa su come agire quando si decide di aver con sé un cane, o preso al canile o acquistato ad un allevamento. Ci sono nel romanzo tutti i temi molto sentiti e dibattuti circa l’educazione/addestramento del cucciolo, quelli concernenti il tipo di relazione che si intende avviare col proprio animale, e i doveri a cui siamo tenuti una volta assunto l’impegno del cane.
È questa un’analisi molto variegata e viene espressa in molti punti di vista, anche se poi si concretizza in una diatriba radicale basata sul simbolo del guinzaglio, che rappresenta l’adesione o meno ad una libertà assoluta del cane!

L’altra lettura più profonda del romanzo riguarda invece temi filosofici ed esistenziali circa la felicità di ogni essere vivente e il percorso cognitivo verso la verità del sapere.
La follia, così come descritta da Erasmo da Rotterdam, alla fine rappresenta un percorso di autoconsapevolezza e i sensi, spesso denigrati come fuorvianti dalla conoscenza intellettiva, riacquistano la dignità di un sapere vitale.

Il conflitto tra i due protagonisti, Riccardo ed Elisabetta, è l’eterno dilemma tra razionalità e istinto, tra rigoroso rispetto delle regole e gioiosa intraprendenza sollecitata dal nostro istinto primigenio, che ci fa animali tra animali.
E la conclusione è che possiamo sperare in un miglioramento dei rapporti umani proprio quando si stabiliscono autentici rapporti con un animale non umano.

Da mangiare con gli occhi - ricerca e testo di Virtus Zallot

Questa interessante pubblicazione è una vera miniera di curiosità e informazioni legate alla rappresentazione del cibo nell'arte della Valle Camonica.
Osservando diverse versioni dell'Ultima cena, o del Pasto della puerpera nelle varie Natività, si possono ricavare una quantità di dati storici, culturali e simbolici davvero sorprendente!

I testi sono molto ben scritti. Si sente la mancanza delle didascalie a quasi tutte le immagini. Il formato gigante, a mo' di quotidiano con i fogli volanti, è piuttosto scomodo.

#RBBCreadingchallenge2019 - 36: un libro di cucina (ma non di ricette)

La gioia del riordino in cucina - Roberta Schira

Purtroppo non posso dare più di tre stelle a questo libro: se la prima parte, infatti, ne vale cinque (nel suo trattare con semplicità ma accuratezza temi anche complessi come gli aspetti antropologici e psicoanalitici del cibo e della cucina, intesa sia come atto che come stanza), la seconda parte invece mi ha deluso: l'ho trovata dispersiva e a tratti ammiccante ad uno spiritualismo mediocre. Come se la parte introduttiva e quella più pratica fossero state scritte da due persone differenti!