Nell’immaginario comune il carcere è un luogo fortemente regolato, grigio, duro, dove i detenuti perdono molti diritti, in primis quello della libertà personale. Le pratiche di giustizia penale e di detenzione sono, al contrario, sempre più umane, si è focalizzata l’attenzione sull’importanza dell’educazione all’interno degli Istituti di Pena, utilizzando il tempo da scontare in carcere in modo costruttivo e riabilitativo.

Nel 1992 è stato pubblicato il primo documento sulle “Linee guida per i servizi bibliotecari ai detenuti”, rivisto nel 1995 con la seconda edizione. Nel 2001 la Commissione LSDP (Libraries Serving Disadvantaged Persons) si impegnò a verificare come si fossero evoluti i servizi delle biblioteche carcerarie, riconoscendo cambiamenti significativi.

In questo contesto, che ritiene la biblioteca fondamentale nell’ambiente carcerario in quanto sostenitrice di programmi educativi, ricreativi e riabilitativi, nel giugno del 2005 l’Ufficio Biblioteche della Provincia di Brescia ha iniziato in collaborazione con l’Associazione Carcere e Territorio un percorso il cui scopo è stato quello di inserire nella RBB e nel suo circuito di servizi le biblioteche degli istituti detentivi bresciani.

A partire dal settembre 2005 è stata ricostituita la biblioteca, già esistente, di Canton Mombello: i libri, perlopiù vecchi e mal tenuti, erano conservati in una cella all’interno della Sezione, i prestiti non venivano monitorati e il patrimonio non veniva rinnovato.

Nel 2008 il progetto Biblioteche in Carcere si è allargato anche a Verziano.

 

 

Per l’attività bibliotecaria interna la Provincia di Brescia ha incaricato Giambattista Marchioni, già responsabile della biblioteca comunale di Manerbio, appartenente al Sistema bibliotecario Bassa Bresciana Centrale. Marchioni, col passare degli anni, oltre a occuparsi della revisione del patrimonio documentario esistente, dello scarto e della reinventariazione, dell’avvio dell’automazione e dell’affiancamento ai bibliotecari-detenuti, è riuscito a stringere buoni rapporti sia con la popolazione del carcere sia con la Direzione, gli agenti della Polizia Penitenziaria e del personale. Una figura riconosciuta e ben accettata in un ambiente così altamente regolato è fondamentale per garantire il funzionamento e l’efficienza della biblioteca, superando le difficoltà quotidiane e la fisionomia del luogo (per arrivare in biblioteca bisogna oltrepassare numerosi cancelli).

Spesso i detenuti si avvicinano alla lettura proprio in carcere: il livello di scolarizzazione è molto disomogeneo, alcuni stranieri non conoscono il nostro alfabeto e alcuni non parlano l’italiano. Per questo motivo il patrimonio è composto da libri anche in altre lingue.

Le biblioteche penitenziarie sono state di fatto inserite nella rete di pubblica lettura, in cui tutte le biblioteche che la compongono compiono azioni di solidarietà sociale mettendo a disposizione i loro libri ai detenuti attraverso il prestito interbibliotecario, favorendo la donazione di materiale documentario opportunamente selezionato e promuovendo la conoscenza del servizio tra i propri utenti.

Che cosa leggono i detenuti? Romanzi, crime story, storie di vita e poesie, di ispirazione per la corrispondenza con i famigliari.

 

I grandi progetti hanno successivamente lasciato spazio ai piccoli passi quotidiani. In entrambi gli Istituti sono presenti e attivi i gruppi di lettura. Tra gli ultimi autori letti ci sono Dacia Maraini, scelta per un percorso sull’Europa dell’Est, e Ken Follet con la sua "Trilogia del secolo".

Due anni fa è stato avviato un progetto di supporto alla genitorialità in carcere grazie al programma di Nati per Leggere e alle cooperative che operano nel settore di promozione alla lettura.

Nel tempo sono stati creati degli spazi all’interno delle cosiddette “Zone d’Evasione” seguendo le più moderne indicazioni per la promozione della lettura: scaffali di libri a libero accesso nelle sale ricreative di sezione; scaffali di libri per bambini e ragazzi nelle sale d’attesa dei colloqui, arredate con mobili adeguati per i visitatori più giovani. In questi spazi i libri a disposizione possono essere trattenuti definitivamente oppure restituiti, nell’ottica della libera disseminazione della lettura.

Mediamente, le biblioteche in carcere sono frequentate annualmente da un centinaio di ospiti, con un numero di prestiti che cresce stabilmente.

Accedono al prestito non solo i detenuti, ma anche gli agenti e il personale. All’interno della biblioteca sono disponibili i quotidiani, fruibili da tutta la popolazione carceraria. Solo chi è stato condannato a una misura restrittiva (ad esempio chi si trova in isolamento) non può usufruire dei servizi della biblioteca.

L’istituto IAL effettua in carcere dei corsi formativi di base per i detenuti che affiancano il bibliotecario professionista nella gestione della biblioteca e che manifestano interesse per la professione bibliotecaria, malgrado le limitazioni connesse all’ambiente carcerario.

Il progetto iniziale della biblioteca di Canton Mombello

Nel decennio appena trascorso sono state numerose le iniziative per fare della biblioteca in carcere un luogo vivace e stimolante, grazie all’appassionato coordinamento del bibliotecario Giambattista Marchioni e all’intervento di molte persone (il gruppo di bibliotecari Valelapena, il personale dell’Ufficio Biblioteche della Provincia di Brescia, gli operatori delle cooperative di servizi per le biblioteche) che con generosità hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro competenze. Un ringraziamento particolare va riservato a Luigi Paladin e Annamaria Peroni, docenti presso lo IAL di Brescia ed esperti di letteratura per l’infanzia.

Numerosi sono stati poi gli autori, i docenti e le personalità che sono intervenute in biblioteca per parlare dei loro libri e delle loro esperienze: scorrendo la lista delle attività svolte scopriamo nomi noti a tanti, come quelli delle attrici Lella Costa e Marisa Laurito, del fumettista Zerocalcare, della giornalista Pia Pera, dell’imprenditrice Francesca Archinto, della presidente di Slow Food Lombardia Enrica Agosti.

Il progetto della Provincia di Brescia è unico nel suo genere e costituisce un riferimento nazionale anche grazie alla presenza di accordi formali concreti, e soprattutto, per merito della risposta positiva ricevuta dalla Direzione degli Istituti, dai detenuti e dagli agenti della Polizia Penitenziaria.

La biblioteca svolge anche in carcere un ruolo fondamentale: è un luogo d’incontro favorevole alla crescita personale di coloro che la frequentano, superando l’isolamento, la deprivazione culturale, le barriere mentali e fisiche per cogliere opportunità informative e culturali, liberare la creatività, superare i pregiudizi e la reciproca diffidenza.

Le immagini, di Luca Bravo, sono tratte da Memorie dal Carcere, un progetto multimediale nato nel 2015 nel carcere giudiziario di Canton Mombello.