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Sabato
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McEwan, Ian <1948->

Sabato

Torino : Einaudi, 2005

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Abstract: Il 15 febbraio 2003, un sabato, Henry Perowne si sveglia nel cuore della notte in preda a un'inspiegabile euforia. Si avvicina alla finestra e osserva per qualche istante lo spettacolo della piazza su cui si affaccia casa sua. Improvvisamente si rende conto che il cielo notturno è attraversato da una scia di fuoco. Aerei in fiamme, terrorismo, fantasmi dell'Undici Settembre: è questo forse l'attacco su Londra che tutti aspettano, specialmente ora che il governo Blair appoggia l'invasione americana dell'Iraq? Henry Perowne è un uomo soddisfatto della propria vita. Neurochirurgo in un ospedale londinese, ama il suo lavoro, ama sua moglie, un avvocato affermato, ha due figli adorabili. Cosa può minacciare una felicità conquistata con tanta tenacia?

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Recensire “Sabato” da conduttrice del Gruppo di Lettura di Chiari richiede uno sforzo alla lettrice che c’è in me, perché personalmente ci sono aspetti del romanzo che ho ammirato e altri che hanno decisamente complicato la mia lettura; cercherò di essere più imparziale possibile, condividendo le opinioni del Gruppo.
Ian McEwan scrive come si deve, non c’è dubbio su questo, infatti tutti i partecipanti erano d’accordo. Ciò che traspare, dalle prime pagine fino ai ringraziamenti finali, è la sua ricerca estrema. Ogni singolo dettaglio non è solo curato, è approfondito: lo scrittore diviene un esperto, almeno nell’uso dei diversi linguaggi specifici, di neurochirurgia, di sport, di poesia, di psicologia, di cucina. Solo dopo aver studiato tutte queste branche e più, lo scrittore decide quali parole usare, pesandole bene. Non si limita a raccontare che il protagonista giochi una partita a squash: la narra al livello di un telecronista. Il protagonista stesso, un neurochirurgo rinomato, non può non descrivere minuziosamente molti dei suoi casi di successo o quotidiani. McEwan ha affiancato un vero neurochirurgo per due anni e ha fatto revisionare la sua bozza di “Sabato” da più di un medico, da poeti, filosofi e critici letterari. Non è un romanzo buttato giù a capofitto e poi corretto: è studiato fino alle virgole.
Raccontare una giornata intera, entrare nella mente di un uomo per ventiquattro ore, non è facile. Quante associazioni di idee fa una persona in un singolo minuto, legate a quello che gli sta capitando in quel momento, a ciò che è appena successo oppure in base al programma futuro? Innumerevoli. A volte capita di cogliere un particolare da ciò che l’occhio vede ed ecco la mente che parte, fa rivivere un ricordo, che magari in generale c’entra poco o niente, ma è bastato quel piccolo segno nel presente a scatenare tutto. McEwan riesce a trasfigurare questi pensieri su carta, quando il protagonista ricorda i momenti con la madre o la crescita dei figli, oppure ancora come abbia conosciuto la sua futura moglie.
McEwan è un perfezionista, perfino quando delinea il profilo di un bollitore, esponendo come la forma si sia evoluta negli anni per favorire una presa più ergonomica, come sottolineato da una partecipante laureata in design.
Nel suo essere perfezionista, tuttavia, è stato etichettato anche come asettico, noioso, prolisso: ecco quali sono stati i commenti di molti partecipanti del gruppo, nonostante alcuni avessero ammirato già lo scrittore in altre sue opere (“Espiazione”, “L’inventore dei sogni”, per citarne due).
Solitamente il Gruppo si trova diviso a metà, stavolta invece sono state principalmente tre partecipanti ad aver trovato apprezzato totalmente il romanzo; qualcuno ha salvato i personaggi ben costruiti, ma è rimasto impantanato nelle troppe riflessioni del protagonista.
Infine, va sottolineato che la quarta di copertina di Einaudi non riassume adeguatamente la storia, bensì fa presupporre al lettore uno sviluppo abbastanza discostante da quello effettivo. Lo consiglio quindi a chi non è alla ricerca di un thriller avvincente, quanto più a chi ama i dettagli all’estremo e i flussi di coscienza, proposti qui logicamente ordinati.

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