Vedi tutti

Gli ultimi messaggi del Forum

Accettazione - Jeff VanderMeer

Il capitolo finale della "Trilogia dell'Area X" non delude. Ti lascia cambiato - qualcuno forse direbbe *stranito*, o *irrisolto*-, come dopo esserti inoltrato in un territorio totalmente sconosciuto.

Piacerà a chi trova che una fiorente boscaglia di domande, inquietudini e suggestioni sia un bello spazio in cui muoversi...

L' ombra del silenzio - Kate Morton

Letto precedentemente il giardino dei segreti che ho adorato dalla prima pagina. Questo è' il secondo libro di kate morton che leggo, iniziato con poche aspettative perché' mi capita spesso dopo prime letture strepitose, che i libri successivi non siano all'altezza del precedente....Invece questa scrittrice non si è' rivelata una delusione, anzi.....storia bellissima, appassionante, che si svolge dagli anni precedenti la seconda guerra mondiale, fino ai giorni nostri. Incalzante sin dalle prime pagine, non si smetterebbe mai di leggerlo, ricco di colpi di scena fino alla fine! Consigliatissimo!

Le Ateniesi - Alessandro Barbero

Potenzialmente un romanzo interessante ambientato nell'antica Grecia... concretamente la storia brutale di uno stupro.
Se l'inizio è molto promettente, il romanzo poi diventa davvero brutale.
Da evitare.

L' ultima profezia del mondo degli uomini - Silvana De Mari

Mi spiace dirlo ma non è scritto bene, sembra la sagra della ripetizione. Concetti, informazioni sulla storia passata e sulla genealogia dei personaggi, che oramai dopo tre libri il lettore sa a memoria, vengono continuamente ripetuti riducendo quella che avrebbe potuto essere una lettura piacevole in un libro che ho faticato a terminare. Si legge perché si ha amato i precedenti libri, o forse solo i primi due, i personaggi, la storia e i messaggi comunicati, ma se fosse stato il primo probabilmente non avrei proseguito con questa autrice. Di bello restano Rankstrail, il personaggio migliore della saga, e la sua odissea nel mondo degli orchi, e il finale ricco della dignità che quest'ultimo e la sua regina Rosa Alba mostrano di avere fino alla fine, lasciandomi un senso di perdita per dover abbandonare questi due personaggi.

Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra - Giovanna Procacci

L’anno appena passato ha segnato il centenario dell’ingresso italiano nella prima guerra mondiale e in tutto il paese è stato un susseguirsi di eventi celebrativi, mostre, programmi tv dedicati, ecc.
Per lungo tempo il discorso sulla Grande Guerra è stato monopolizzato dalla retorica di stato, volta a enfatizzare il valore e l’eroismo del combattente italiano, ad accreditare la figura del soldato contadino buono e paziente, pronto a sopportare senza proteste fatiche e sofferenze e ad immolarsi quando necessario alla superiore causa della patria.
In questo racconto non c’era spazio per la miseria e l’orrore delle trincee, per la paura di migliaia di giovani mandati fanaticamente al macello senza via di scampo: o balzare decisi fuori dalla trincea e affrontare il piombo nemico in assurdi e improduttivi assalti frontali, o – se riluttanti o anche solo titubanti - aspettarsi il piombo patrio nella schiena, dispensato dagli ufficiali al comando o dai carabinieri posti dietro i reparti a vegliare sullo spirito di abnegazione e di disposizione al martirio dei soldati. Così per anni si è celebrata solo la gloria dei morti sul campo di battaglia o per ferite riportate in combattimento; che già morire per malattia era poco onorevole e anche un po’ sospetto...
Figuriamoci allora morire in prigionia, quando la mentalità prevalente fra gli alti comandi considerava chi cadeva prigioniero alla stregua di un disertore.
Quella dei soldati italiani morti nei campi di prigionia tedeschi e dell’impero austroungarico durante la prima guerra mondiale, e dei disertori, della disciplina e giustizia militare, del vero sentimento delle truppe - al di là del racconto ufficiale - è una questione tenuta a lungo in ombra dalle autorità, un “tabù” che ha cominciato a disvelarsi e a imporsi alla coscienza civile partendo da alcuni autori e ricercatori (fra cui E. Forcella e A. Monticone con “Plotone di esecuzione” e M. Isnenghi con “I vinti di Caporetto”) solo verso la fine degli anni sessanta, e che non ha mai raggiunto – neanche ora – l’attenzione che merita presso tutti gli italiani in generale e verso i giovani in particolare.
Ancora oggi sono pochi i testi che trattano di questo aspetto oscuro della nostra storia: fra i più completi e autorevoli, oltre che coinvolgente, c’è questo libro di Giovanna Procacci.
La prof. Procacci è studiosa di Storia Sociale e Mentalità, e grazie anche a queste sue competenze – oltre alla gran mole di documenti e testimonianze raccolte - riesce a tracciare con efficacia i meccanismi che hanno portato - negli anni della guerra - a far sì che la classe militare e politica al potere si macchiasse di un crimine orrendo: la scelta deliberata e cosciente di abbandonare alla loro sorte tutti i soldati caduti prigionieri.
Equiparati né più né meno a disertori, essi - contrariamente a quanto fecero le altre nazioni alleate - furono a lungo lasciati totalmente privi di aiuti da parte dello stato, che frappose addirittura veti e ostacoli anche agli aiuti da parte dei parenti dei prigionieri e delle organizzazioni umanitarie.
I prigionieri italiani sparsi in territorio nemico erano 600.000: di questi - grazie a questa condotta criminale - 100.000 non fecero ritorno: morti per fame, freddo stenti e malattia.
É una cifra abnorme, assolutamente non paragonabile alle vittime dei campi di prigionia sofferte dagli altri contendenti.
Il tutto è argomentato in modo preciso e appassionato, con una ricerca che indaga prima sull’apparato militare, sulla mentalità dei vertici, sulla organizzazione della giustizia e sulla censura, sulla ottusa inettitudine di alcuni politici e sugli effetti di queste infauste combinazioni sulla vita dei soldati e delle loro famiglie, per poi confrontarsi con la questione dei prigionieri e della loro condizione, vista sia dalla parte dei soldati semplici che da quella, ben diversa, di ufficiali e graduati.
Un libro che si fa leggere volentieri anche nelle note a piè di pagina, un libro nel libro, in questo aspetto; corredato anche con diverse lettere bloccate dalla censura e non ancora mondate, offre uno stimolo più che necessario al giorno d’oggi: l’invito a uscire dagli schemi retorici e dalla roboante ufficialità di stato, a non accontentarsi della versione dei potenti e provare a guardare la storia anche dal punto di vista degli ultimi.