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Gli ultimi messaggi del Forum

Cane nero - Levi Pinfold

uno alla volta,i membri di una famigliola vedono dalla finestra un cane nero che diventa ogni volta più grande e mostruoso...finchè la piccola di casa esce,lo affronta e lo vede per ciò che è:un bel cagnolone affettuoso. un divertente libro sulla paura

R: Dieci piccoli indiani - Agatha Christie

Questo libro è, secondo me, intrigante ma anche pauroso.
Narra di dieci persone che vengono invitate su un'isola a forma di testa di nero (Nigger Island) per trascorrerci alcuni giorni (sono presenti SOLO loro).
Lì trovano una poesia che parla di dieci negretti che muoiono in modo strano e dieci statuette.
Gli invitati muoiono come i negretti della poesia inoltre, ogni volta che uno muore, viene rotta una statuina.
***
Alla fine si scopre che il colpevole era il giudice che si era finto morto per non essere giudicato come il colpevole.

La vita accanto - Mariapia Veladiano

Mai come in questo periodo torna utile riflettere sull'attuale e superficiale modo di presentarsi e di giudicare, quale: l'apparenza e l'esteriorità; contrapposto ad un atteggiamento più critico ed intelligente come la ricerca della conoscenza e della "verità", l'andare oltre le apparenze per trovare una chiave (diversa per ciascuno) per capire, confrontarsi ed imparare.
L'autrice riesce a proporre l'argomento, senza trarre delle conclusioni in proposito ma, lasciando che siano i personaggi a presentare le diverse sfaccettature dell'essere uomini e donne di questo mondo.
E lo fa attraverso un percorso di dolore che tutti sperimentiamo prima o poi!
Ecco allora la vita raccontata in prima persona dalla protagonista: la piccola Rebecca. Con lei la vita non è stata clemente, lei non "appare bella" ma, nonostante tutto ama la vita per quello che è e non solo per ciò che dà. La voglia di sapere, di non fermarsi alle apparenze aiuterà Rebecca (ed anche il lettore) a scoprire la vera natura delle cose, a capire che le persone spesso sono diverse da come appaiono e soprattutto che solo la passione e l'impegno ci permettono di realizzarci nella vita, superare la fatica e raccogliere i frutti.
Così trovano un senso diverso la chiusura della mamma di Rebecca, incapace di superare il dolore, le lacrime di Maddalena che non esprimono debolezza ma amore, il comportamento impeccabile e "doveroso" della zia Erminia che però vede solo se stessa, la coerenza della maestra Albertina, la sincerità di Lucilla, gli insegnamenti della Sig.ra De Lellis........
Un libro che invita ciascuno ad interrogarsi su se stessi e sui rapporti con gli altri ma, soprattutto a riflettere sull'importanza che nella vita non abbiamo mai finito di imparare e di migliorarci.

R: Nudi e crudi - Alan Bennett

E' un libro breve, una storia un po’ strana, a tratti drammatica, ma divertente.
I protagonisti sono i Sigg.ri Ransome. L’autore sembra insistere, volutamente, per l’intero racconto a chiamarli Mr e Mrs Ransome, quasi a voler evidenziare la distanza che esiste fra di loro e fra loro ed il mondo che li circonda.
Il Sig. Ransome è una persona pignola e rigorosa, forse troppo, se dovesse presentarsi da solo, di sicuro saprebbe usare le parole adatte; di se stesso, direbbe “Io sono un avvocato”, dimenticandosi che dovrebbe essere anche un marito, un vicino di casa, un amico ……
E’ appassionato di musica, in particolare Mozart, anche se, più che una passione, la sua sembra essere una mania. Dopo lo sconcertante episodio del furto, il Sig. Ransome, si preoccupa solo di riavere le sue cose, come se rappresentassero l’unica ragione della sua vita, tutto sembra scivolargli addosso senza toccarlo e l’unica cosa che vorrebbe cambiare è lo stereo per sentire meglio Mozart.
La Sig.ra Ransome, è una casalinga annoiata. Non ha mai preso decisioni importanti; questo è compito del marito che sicuramente lo sa fare meglio!
Dopo il furto si accorge di tante cose che prima non aveva notato. Quando incontra altre persone si confronta e nota quanto siano diverse da lei; si convince che c’è sicuramente un modo diverso di concepire la vita; anche se poi sembra che le basti guardare degli sciocchi programmi in TV.
L’esperienza negativa vissuta la porta piano piano a riflettere sul modo in cui aveva vissuto, soltanto lei riesce a guardare indietro e capisce che la sua vita, ed in particolare il suo matrimonio, è stata solo una parentesi.
"Eppure proseguendo le sue riflessioni … le parve che una separazione tanto brusca dai suoi beni terreni comportasse alcuni benefici che …. si potevano far rientrare nella categoria delle “lezioni salutari” … Il fatto che le avessero quasi letteralmente tirato via la moquette da sotto i piedi doveva stimolare utili pensieri sul modo in cui aveva vissuto fin allora."
Il furto di tutto quanto conteneva l’appartamento vuole evidenziare un vuoto, non soltanto materiale, che porta a riflettere sul modo in cui si sceglie di vivere e su quali sono le cose che si vogliono considerare importanti. Il finale del racconto ci ricorda che è importante vivere pienamente senza rimandare nulla al domani, perché domani potrebbe essere troppo tardi!

Per Isabel. Un mandala - Antonio Tabucchi

དཀྱིལ་འཁོར།

Una storia dolce che si avvolge su se stessa fino a raggiungere il centro come in un mandala. Raggiunto il centro il tempo cessa di esistere e con esso molte illusioni e proiezioni mentali. Rimane quel senso di leggerezza e di fluttuazione che difficilmente si riesce a spiegare con le parole. La storia è semplice, ma è il modo con cui viene raccontata che la rende particolarmente gradevole e ipnotica. E’ la ricerca il fondamento di tutto, lo stimolo che ci spinge a scegliere la strada giusta anche se è quella in salita.
Consiglierei di leggerlo tutto in un botto: il testo non è lungo. E approfittare della prima notte insonne.

Senso comune di Carlo Flamigni

Interessante digressione sul significato di vita e di morte,l'autore di questo libro parla appunto di ciò,ne parla da medico,ma non in termini tecnici,ma ne parla soprattutto da laico.
Purtroppo per noi,l'intransigenza – e la supponenza- della chiesa cattolica,con il suo continuo
intervenire negli affari interni di una stato sovrano -l'Italia- che è laico solo a parole,tende a frenare ed a tarpare le ali alla scienza,in questo caso medica. Carlo Flamigni che è medico ostetrico-ginecologo e che è anche un accademico e docente all'Università di Bologna,dove a suo tempo si è anche laureato spiega molto chiaramente in questo libro,secondo me classificato,a torto,come un giallo,tutte le ipocrisie e contraddizioni insiti nelle leggi a protezione della vita vigenti tuttora.
Ma la vera domanda che impone a noi di pensare è:quale tipo di vita? Non la vita reale,ma un simulacro di vita vegetale,vita in cui sussistono le varie funzioni organiche ma il cervello è assente.
Cioè quella forma di vita dei malati irreversibilmente terminali,magari vecchi,magari di persone che hanno a loro tempo pregato i famigliari di non permettere che queste condizioni perdurassero.
Insomma sto parlando di persone che gradirebbero una fine dignitosa e,che magari non disponendo di capitali,devono adeguarsi alle leggi vigenti. Certamente questa è una decisione molto importante,dettata da un'intima coscienza -e non la intendo in senso religioso- sicuramente questo fatto potrà interessare persone di parere diverso,ma con ciò non vedo perché non debba esserci una libera scelta. Quello che l'autore sostiene,ed io sono perfettamente d'accordo,è con quale diritto
la chiesa vuole imporre a TUTTI la sua verità,come se non sapessimo che la verità può avere diverse sfaccettature. Viene narrato molto chiaramente il perché di queste leggi ingarbugliate ed a volte anche contraddittorie,queste leggi fatte approvare tramite zelanti parlamentari -che magari sono credenti per abitudine- ma che per motivi carrieristici si mostrano molto servizievoli nei confronti del potere ecclesiastico,in pratica fregandosene del sentire comune.
In questo libro,per la verità molto scarno,per cui anche di veloce lettura,viene narrata la vita della provincia romagnola,la vita normale dei cittadini normali,non quella del divertimentificio a cui
la zona indurrebbe a pensare,narrata con cognizione di causa da uno che da quelle parti è nato e ci vive,infatti l'autore è di Forlì. In conclusione:un piccolo libro che parla di cose molto serie
in tono lieve,ma che induce alla riflessione.

La bolla di componenda di Andrea Camilleri.

Un piccolo libro scarno,di poche pagine ,centootto per l'esattezza,che spiega molto chiaramente
una delle ragioni,certamente la più importante,del carattere peculiare dei siciliani.
In questo volumetto Camilleri spiega il perché di certi comportamenti dei suoi conterranei,
come spiega perché commettendoli possano sentirsi moralmente a posto.
In parole povere l'assoluzione per fatti di malaffare viene concessa previo l'acquisto di una di quelle carte,con precise tariffe a percentuale,stabilite non si sa con quali criteri,in pratica simonia bella e buona. Innanzitutto la religiosità,o forse sarebbe più giusto usare il termine superstizione,che viene
esaltata da un clero rapace,sempre al servizio dei potenti,che nel contempo usando il metodo della vendita delle indulgenze fa un uso metodico della propria autorità,autorità che ovviamente l'uomo
comune si guarda bene dal contestare,anzi sarebbe più esatto dire che non gli passa proprio per
la mente. Ma il peccato di simonia per la chiesa cattolica non è un dei più gravi?
Questo libro evidenzia il comportamento farisaico del clero comportamento che poi si allarga anche alle altre categorie di potere. Molto interessanti sono gli arzigogoli messi in atto per poter aggirare
le regole,in pratica viene esercitato,ai massimi livelli,il detto che dice:fatta la legge trovato
l'inganno. Camilleri narra anche di un suo incontro con Leonardo Sciascia in cui confidava
all'altro grande la sua idea di voler scrivere proprio della Bolla di Componenda,termine dialettale
che anche per noi non è di difficile comprensione,Sciascia gli rispondeva che era disposto a scommettere che non avrebbe trovato uno scritto del genere. Infatti Camilleri curiosando nelle carte della sua defunta madre ha trovato una curiosa mappa dei luoghi santi,che però veniva venduta porta a porta dai frati,in un dato periodo dell'anno,ed altro non era che una vendita delle indulgenze.
In pratica le persone venivano terrorizzate con la minaccia delle fiamme infernali,però se pagavano... Sappiamo bene come il POTERE abbia tutto l'interesse a mantenere il popolo nell'ignoranza,che appunto trova sbocco nella superstizione,per poterlo manovrare a piacimento.
Il periodo narrato in questo libro è quello seguente all'Unità d'Italia e di tutti i compromessi
messi in atto dal sistema politico di allora,incapace di capire le origini del malessere,trattando
gli isolani come gente colonizzata,non da cittadini del nuovo stato.
Però leggendo di quelle faccende di oltre un secolo fa sorge spontaneo il pensiero:chissà perché è ancora tutto così attuale. Anche il fenomeno del brigantaggio viene visto dall'autore più come una rivolta popolare che come un fatto di malaffare,anche se poi qualcuno ne ha tratto veramente profitto. Mi ha fatto sorridere Andrea Camilleri quando sostiene che non ha testa di storico,letterale,
quando invece dimostra con fatti incontrovertibili che tutto ciò che ha scritto deriva dalle ricerche fatta nell'archivio di stato. Spiega anche molto chiaramente le guardie a cavallo ed i campieri,
che in pratica erano gli sgherri dei vari signorotti locali,i quali approfittando dell'ignavia
dei suddetti sono poi diventati i padroni effettivi dei terreni,ovviamente i braccianti son sempre
trattati da pezzenti e neanche considerati,anticipando così la formazione della mafia,che ufficialmente non esiste,ma che per i siciliani è aria che cammina.
Parla anche di un parlamentare di quel tempo che sosteneva che l'unico merito dei siciliani era quello di avere inventato un nuovo neologismo,cioè il termine maffia,a quei tempi la chiamavano
così on due effe. Camilleri spiega anche il perché del gattopardismo siculo,ma a differenza di Tomasi di Lampedusa lui guarda e vede la cose anche dal punto di vista della cosiddetta plebe,
analfabeta,ignorante,tenuta volutamente tale dal POTERE per meglio poterla usare soggiogandola con la superstizione.